Finanza
Prof e studenti chiedono spazi al Comune contro il rischio classi-pollaio
pisa. No alle classi pollaio e sì alle assunzioni dei precari. Ieri in 24 città di tutta Italia, sindacati, associazioni, docenti e studenti sono scesi in piazza per dire basta alla precarietà e all’inadeguatezza del sistema scolastico. Anche a Pisa il presidio sotto la sede dell’Ufficio scolastico provinciale.
Cobas, Flc Cgil, Uil, Cnps, Rifondazione comunista, Priorità alla scuola, Gilda degli insegnanti, Il barone rampante, Rete degli studenti Medi e Una città in comune hanno manifestato nell’ultimo giorno utile per le iscrizioni alle classi prime per il prossimo anno. «Siamo sotto l’ufficio scolastico per chiedere la diminuzione degli alunni per classe e l’aumento del personale all’interno degli istituti, docenti e personale Ata, accanto a una ristrutturazione dell’edilizia scolastica, necessaria per superare il sovraffollamento – dice Giovanni Bruno dei Cobas –. Abbiamo già parlato con il provveditore. Oggi gli lasciamo un documento con richieste approfondite e studiate». Secondo i manifestanti «per attivare la macchina delle assunzioni e dell’adeguamento degli spazi vanno intercettati i soldi del Recovery Fund che potrebbe fare da volano».
«Da anni denunciamo il problema degli spazi, dal 2009 quando la Gelmini portò il numero degli studenti per classe tra i 27 e i 33. Gli enti locali – chiede Fausto Pascali – devono mettere a disposizione i tanti spazi inutilizzati di questa città. Penso all’ex asilo Coccapani o all’ex biblioteca comunale, e ancora alle strutture dei vecchi Macelli. Lo stesso sindaco di Pisa aveva stilato un elenco con tutti gli edifici potenzialmente utilizzabili per scongiurare la Dad all’Università, e il conseguente mancato indotto economico per la città. Ora che il problema riguarda gli studenti delle scuole medie e superiori nessuno si pronuncia».
Dura anche la posizione nei confronti del ministro Azzolina: «Lo scorso 6 agosto è stato sottoscritto un impegno formale da parte della ministra con alcune associazioni sindacali per rivedere al ribasso i numeri minimi degli alunni per classe. Non è ancora stato fatto nulla», commenta Orsetta Innocenti de il Barone Rampante. «Le percentuali di precariato si stanno alzando in modo esponenziale e il prossimo anno si potrebbe arrivare a 300.000 precari – dichiara Daniela Saccà – e sul versante concorso non abbiamo certezze. Manca una normalizzazione del reclutamento del personale, anche per le nuove generazioni. Le assunzioni dovrebbero esserci attraverso la stabilizzazione dei docenti precari dopo tre anni di servizio come prevede anche la normativa europea». Stanchi di una scuola che non li tutela e che non garantisce il diritto allo studio anche i ragazzi hanno detto la loro: «In aula c’è il distanziamento, ma perché le scuole sono al 50% di presenza. Questa sicurezza deve continuare. Se la Dad durante il primo lockdown era l’unica soluzione possibile non può essere usata per ovviare al problema della mancanza degli spazi». —
Giulia Serni
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