Il Tirreno

Pisa

Non solo la Torre pendente, l’immagine di Pisa si perde (e disperde) nei meandri della storia

Sergio Costanzo

Il monumento di Piazza dei Miracoli è il simbolo riconosciuto della città solo da poco tempo, ma dall’antica Grecia a noi ci sono tanti altri emblemi 

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Sergio Costanzo

Qual è l’immagine di Pisa? Come rappresentarla? La risposta è semplice, basta la Torre pendente e il gioco è fatto. Oppure, almeno in Italia, si riconosce come simbolo di Pisa la nostra bandiera rossocrociata. Ci sarebbero altre immagini, l’Aquila, la gramigna, ma la Torre pare essere il passepartout. Eppure non è sempre stato così, anzi la Torre entra nell’immaginario da poco. Prima, per raffigurare Pisa si usavano altri simboli.

Partiamo da lontano, dalla mitologia greca. La dea Tiche (foto 1) o Tyche, rappresentava la fortuna, l’abbondanza e il benessere della città e, nel tempo, la città stessa col suo fardello di storia e vita. Tiche incarnava ogni città che avesse dignità, leggi proprie, indipendenza e prosperità. Osservando un’immagine di Tiche, notiamo che ha in testa una corona formata da molte torri, la Corona Turrita. Talvolta ha anche una cornucopia da cui dispensa cibo e frutta. I romani assorbirono questo culto e assimilarono Tiche a Fortuna, ma, attenzione, Fortuna è la dea bendata, mentre Tiche è coronata. La Corona Turrita o Muraria, in ambito romano diviene premio per chi aveva compiuto conquiste, ma anche riconoscimento di potenza e precisa identità per le città o tribù che si assoggettavano all’impero. Per esempio i popoli di Lusitania, in Portogallo entrarono di loro volontà nell’impero e Traiano li raggruppò in un reparto militare, la Cohors Lusitanorum (foto 2) che aveva come insegne un aquila che sovrastava la corona turrita.

Nel medioevo, una statua o un dipinto di donna con corona turrita, rappresentava ancora la città. E in particolar modo Pisa: città potente, indipendente, dotata di ordinamento politico proprio e autonomia. Quando nel 1313 Giovanni Pisano realizzò la scultura (oggi al Museo dell’Opera), per celebrare l’arrivo dell’imperatore Arrigo VII, compose un’allegoria: al centro la Madonna con Bambino, a destra l’imperatore (statua andata perduta), e a sinistra Pisa, rappresentata da una donna (foto 3) che porta la Corona Turrita e che allatta due bambini. Tutto questo era chiaro anche al pittore che dipinse intorno al 1393 il quadro (in origine in san Paolo a Ripa d’Arno e ora al Museo di san Matteo), dove è raffigurata sant’Orsola che protegge Pisa dalle acque (foto 4).

Al di là del perché fu dipinto e di cosa rappresenti, Pisa è identificata da una giovane con testa coronata e un mantello azzurro che porta decine di dischi d’oro con Aquila Imperiale in nero (foto 5). Una teoria sul senso di questo dipinto è che nel giorno di Sant’Orsola, 21 ottobre 1393, Pietro Gambacorta fu ucciso dalla fazione rivale e Jacopo d’Appiano fu nominato da lì a poco Capitano del Popolo. Forse il dipinto rappresenta un momento beneaugurante (Pisa liberata dalla tirannide dei Gambacorta), oppure, notando a fianco della giovinetta due grandi massi collocati in mare, diciamo due isole, il dipinto simboleggia Pisa salvata dalla Santa tra Capraia e Gorgona che Dante voleva si muovessero per affogarci tutti. Insomma, questo quadro è comunque un inno anti guelfo e anti fiorentino. Questa immagine di Pisa fu ripresa, anche commettendo errori, in epoca rinascimentale e furono aggiunti anche elementi distintivi del ruolo e della politica della città.

Nello Stemmario Pisano di Orsini de Marzo del 1600, Pisa è rappresentata come una donna con testa coronata (foto 6) e cornucopia e a lei si accompagnano due giovanetti, che incarnano il popolo e la nobiltà. Peccato che il poco edotto o servile artista, abbia sostituito la Corona Turrita con un’altra assai anonima ma recante un giglio, palese segno di sottomissione a Firenze. Analoga rappresentazione (foto 7) dipinta nel 1603 si trova a Corliano nella villa di proprietà Agostini Venerosi della Seta che ringrazio per la concessione. Anche in questo caso Pisa sostiene il popolo tenendolo in braccio e coccola la nobiltà carezzandola sulla testa.

Dello stesso periodo è la statua (foto 8) di Ferdinando dei Medici, attualmente situata in Piazza Carrara che fu scolpita dal francese Pierre de Francqueville. Si noti come Ferdinando, signore e padrone fiorentino, sostenga con molta distrazione una donna coronata, ma in ginocchio. È Pisa che tiene in braccio e allatta al seno il popolo e mantiene un contatto con la nobiltà.

Nella storia più recente, la donna con Corona Turrita, è passata indenne attraverso il fascismo ed è approdata alla repubblica, sempre uguale a se stessa. Si vedano i francobolli del ventennio (foto 9) e quelli posteriori (foto 10) al 1946. Dopo il fascismo la donna coronata, diventa l’emblema stesso dell’Italia. I meno giovani, come me, ricorderanno le monete da 100 e 50 lire. Nell’edizione del 1999 fu rispolverata (foto 11) l’immagine con la testa coronata e inserita nel conio. Il potere del simbolo della Corona Turrita resta immutato dall’epoca greca.

Dopo la proclamazione della Repubblica Italiana compare infatti, come simbolo di autonomia territoriale e amministrativa, sopra i gonfaloni di tutti i comuni italiani (foto 12). Rappresenta poi, unita a varie stellette, i gradi militari per gli Ufficiali Superiori, dal Maggiore al Colonnello ( 13).

Siamo nell’epoca dove un’immagine vale più di ogni altra cosa, ma siamo incapaci di decriptare messaggi simbolici, potenti e fondanti la nostra cultura. Oggi dici Pisa e dici Torre, ma poi ci lamentiamo che nel mondo, di Pisa, si conosca e si ricerchi solo il Campanile. Chissà quante altre immagini di Pisa, voi lettori potreste scovare nei vostri archivi personali. Sarebbe interessante scoprirne di nuove e riflettere insieme sul potere delle immagini e, perché no, organizzare una mostra. Vi invito, andate a visitare i nostri musei, alzate gli occhi verso le nostre statue. Cercate Pisa in ogni sua rappresentazione. Pisa vi aspetta. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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