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Pisa

L’emergenza coronavirus/2 

Rischiano la chiusura almeno 4mila imprese

Rischiano la chiusura almeno 4mila imprese

L’allarme di Confcommercio dopo i numeri del Centro Studi Pieragnoli: «Servono regole chiare e un piano di investimenti» 

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pisa. «Speravamo che l’anno nuovo cominciasse almeno con qualche segnale di speranza per imprese e attività commerciali, invece è iniziato più in salita del previsto. Senza interventi immediati il 2021 sarà ricordato solo per la scomparsa di migliaia di aziende a Pisa e provincia».

Il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli esprime grande preoccupazione commentando i numeri pubblicati dal Centro Studi Confcommercio per le prime settimane di gennaio.

«Il Pil si è ridotto del 10,7 per cento rispetto al gennaio 2020, mentre i consumi a dicembre sono calati dell’11 per cento, con punte drammatiche per alcuni comparti, come servizi ricreativi (settore del divertimento, sport e spettacoli) crollati del 91 per cento, alberghi (- 67,5 per cento), bar e ristoranti (- 62 per cento) – prosegue –. A livello locale questo si traduce nel rischio chiusura per almeno 4.000 imprese del commercio e dei servizi a Pisa e provincia».

Il 2021 inizia peggio del previsto: ancora emergenza Covid, dati sui consumi in calo e Pil in forte riduzione. Uno scenario da brividi.

«Difficile immaginarsi il rimbalzo previsto dal governo nei prossimi mesi – aggiunge il direttore Pieragnoli –. Una situazione gravissima che rischia di peggiorare con l'incomprensibile crisi politica in atto. Le imprese, che sono allo stremo, hanno bisogno per continuare a vivere di tre certezze fondamentali: subito indennizzi immediati e commisurati ai fatturati e alle enormi perdite subite, senza distinzioni di codici Ateco o categorie di imprese. Poi, visto che gli imprenditori non chiedono assistenzialismo ma regole chiare per la riapertura, a partire dal rispetto di quei protocolli di sicurezza validati scientificamente e capaci di tutelare al massimo clienti e consumatori. Infine, c'è bisogno di un piano di investimenti condiviso e sostenibile per l’utilizzo più efficace dei miliardi di euro del Recovery Plan. Se da un lato le amministrazioni comunali si sono dimostrate attente alle esigenze delle imprese, dall’altro, sul fronte della politica nazionale, invece di contrasti beghe e personalismi tutti interni ai palazzi romani, ci aspettiamo che intervenga su questi tre fronti essenziali per la sopravvivenza delle imprese e dell’occupazione». —

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