Il Tirreno

Pisa

nel primo novecento 

La madre di Giuseppe confinata nel sanatorio per la tubercolosi

D.R.
La madre di Giuseppe confinata nel sanatorio per la tubercolosi

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pisa. L'area dove sorge uno dei più importanti ospedali italiani, destinato a diventare uno dei più grandi d'Europa, un tempo era occupata dal sanatorio, strutture che all'inizio del XX secolo furono realizzate per ospitare pazienti colpiti da malattie croniche a lunga degenza, in particolare persone affette da tubercolosi. Nella zona di Cisanello, in quella che era una zona caratterizzata dalla presenza di un piccolo borgo di campagna, nacque il cosiddetto sanatorio “Vittorio Emanuele”, la cui costruzione agli inizi del Novecento si resa necessaria per isolare i malati infettivi e tenerli lontani dall'area urbana per prevenire la diffusione delle malattie. Prima della realizzazione del Vittorio Emanuele, dal 1874 è stato l'ex convento di Santa Croce in Fossabanda a ricevere i malati infettivi.

In quegli anni, l'amministrazione fu chiamata ad affrontare la diffusione di alcune malattie contagiose, in particolare morbillo e vaioloide. Dieci anni dopo, a causa di un'epidemia di tifo e tubercolosi, le autorità comunali decidono di riaprire anche il lazzaretto della chiesa di San Jacopo in Orticaia, ma sono costrette a fronteggiare anche le proteste dei residenti per il trasferimento di massa di malati. L'amministrazione dell'ospedale Santa Chiara inizia quindi a cercare un luogo dove costruire padiglioni di malattie infettive. Nel 1904 venne individuata l'area accanto all'Arno, ritenuta adatta in quanto distante dalla città, ben ventilata e al riparo da venti freddi. Nel novembre 1906, alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena, fu posta la prima pietra della struttura che sarà completata nel 1912. —

D.R.

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