Il Tirreno

Pisa

stress da lockdown 

Farnetica in chiesa a Pisa, ricercatore in ospedale

Pietro Barghigiani
La chiesa di San Torpé a Pisa
◗
La chiesa di San Torpé a Pisa

Al momento della comunione ha iniziato a ripetere al prete: "Non voglio uccidere mia madre". Interviene la polizia

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Un accumulo di stress per Covid e lockdown blando, ma incisivo. E uno stato d’ansia esploso con l’idea della mamma isolata che non può raggiungere che lo fa stare in pensiero da giorni. Elementi sufficienti a fare da detonatore a una situazione che ha visto un ricercatore universitario protagonista di un delirio in chiesa concluso con un trasferimento al pronto soccorso. In mezzo anche l’intervento della polizia per il dubbio instillato dal giovane che continuava a parlare di mamma e morte.

La sequenza è iniziata di primo mattino. Il ricercatore si mette in fila per fare la comunione e quando arriva davanti al religioso rimane immobile. Non si muove, non parla. Il padre carmelitano della chiesa di San Torpé a Pisa gli chiede allora di abbassare la mascherina se vuole l’ostia o di farsi da parte per far passare gli altri fedeli.

Il giovane si cala la protezione e apre la bocca solo per pronunciare la frase: “Non voglio uccidere mia madre”. Il religioso lo conosce per la frequentazione assidua della chiesa e non si spaventa per quelle parole che potevano prestarsi al delirio di un folle o all’ammissione di imminente un omicidio. «Mettiti là che poi ne parliamo» gli risponde. Ascolta il consiglio e si mette da parte. Solo che prosegue come se seguisse una cantilena: “Non voglio uccidere mia madre”. Chi è in chiesa, una decina di persone, perlopiù anziane, si spaventa, ma non ci sono le condizioni per bloccare il giovane in stato catatonico. Non sembra pericoloso. A un certo punto va in sacrestia e dopo aver appoggiato cellulare e portafogli su un leggio prende per mano un padre carmelitano ed esce. Percorrono un tratto di strada insieme seguiti a distanza da un altro carmelitano. «Sali in casa? » gli domanda. «No, meglio di no. Forse è il caso se chiamo la polizia» gli replica il carmelitano. Una volante arriva sotto casa del ricercatore che accogli gli agenti senza alcuna emozione.

«Mettetemi le manette» chiede ai poliziotti che salgono in casa per parlare con la moglie del giovane.

«Sì, è ansioso e preoccupato per il Covid e anche per la mamma» confida la donna. Per scrupolo gli agenti telefonano pure alla madre del ricercatore che li rassicura sulle sue condizioni di salute e sottolinea che a causa del Covid non può vedere suo figlio.

Le condizioni del giovane non presente a sé stesso in maniera evidente inducono gli operatori della questura a chiamare un’ambulanza. In ospedale gli somministrano dei calmanti e viene dimesso in giornata.

«Era confuso perché ha paura che la mamma possa morire per il Covid – spiega il padre carmelitano che conosce il giovane ricercatore –. Lo conosciamo, è un bravissimo ragazzo. Mi voleva portare a casa sua, ma non sapendo cosa era successo ho preferito chiamare la polizia».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web