Sicurezza
Tra cassa integrazione e contratti non rinnovati
In difficoltà le centinaia di lavoratori delle attività commerciali interne all’aeroporto. Concessioni e investimenti congelati
pisa. Sarà marzo il mese decisivo per le sorti dell'aeroporto di Pisa e per le migliaia di lavoratori, tra diretti e indiretti, che il Galilei impiega. Tra poco più di due mesi scade la cassa integrazione a cui i quasi novecento dipendenti di Toscana Aeroporti, tra Pisa e Firenze, sono sottoposti dallo scorso marzo.
Tra poco più di due mesi scade anche la proroga dell'appalto per la gestione del servizio di carico e scarico bagagli che, solo nello scalo pisano, impiega altri 120 lavoratori.
Un mese crocevia, quello di marzo, anche per valutare le risposte e la pianificazione della stagione estiva da parte delle compagnie aeree. Programmi da cui deriverà anche la sussistenza di decine e decine di altre attività, compresa la funzionalità del People Mover che, a causa «delle misure di limitazione della mobilità dei cittadini e la contrazione dei flussi di traffico aeroportuale» resterà fermo almeno fino al prossimo 4 aprile.
A sperare in una ripartenza, seppur timida, del settore aeroportuale sono anche le decine di attività commerciali interne all'aeroporto e quelle sviluppatesi attorno alla progressiva crescita dello scalo pisano. Centinaia e centinaia di lavoratori, la maggior parte sottoposti al regime di cassa integrazione. Per alcuni, invece, il lockdown è coinciso con il termine dei contratti precari stipulati con le società di commercio, ristorazione, noleggio auto, parcheggi. Rapporti di lavoro non rinnovati in attesa di una “normalizzazione” che stenta a concretizzarsi.
Lavoratori in bilico e in alcuni casi beffati. È il caso dei dodici ex dipendenti della caffetteria-piadineria “Famoso” gestita dalla società Fabbro spa attiva all'interno dell'aeroporto Galilei fino a gennaio dello scorso anno. Dopo aver perso la subconcessione del locale situato nell'area “arrivi”, i lavoratori sarebbero dovuti passare alle dipendenze di Fattorie Garofalo, cooperativa agricola che gestisce dodici punti vendita di mozzarelle e latticini in Italia e all'estero (di cui due in Francia e uno a Londra), che ha vinto la “concorrenza” di altre sei aziende che hanno provato ad accaparrarsi il locale. Il lockdown dei cieli e l'assenza di prospettive per il futuro ha spinto la società a rinunciare ai locali. Un mancato investimento che, per il momento, diventa sinonimo anche del mancato ricollocamento dell'intera forza lavoro. Sono invece in attesa di una nuova gara per l'affidamento della gestione della sala vip dello scalo pisano le sei lavoratrici, momentaneamente ricollocate in altri servizi, addette all'area dove i viaggiatori più facoltosi attendevano di imbarcarsi. Chiusa da mesi, alla scadenza del contratto di appalto terminato lo scorso 31 dicembre, Toscana Aeroporti ha comunicato alle cooperative di gestione la volontà di non prorogare l'appalto, né di bandire una nuova gara. —
D.R.
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