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proteste e proposte 

Ristoranti aperti per chiedere aiuto e c’è chi rilancia la città divisa in colori

Carlo Venturini Giulia Serni
Ristoranti aperti per chiedere aiuto e c’è chi rilancia la città divisa in colori

Non molte le adesioni alla manifestazione #ioaproinsicurezza per il grido d’allarme del settore Una delegazione ha incontrato il prefetto: «Serve un distinguo per chi garantisce il distanziamento»

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PISA. Luci accese, tavoli apparecchiati. Menù sui tavoli in attesa di essere sfogliati. Per le strade del centro alcuni ristoranti ieri sera si sono presentati alla città come non lo facevano da mesi. Aperti, o quasi. Hanno infatti scelto di aderire alla protesta lanciata con lo slogan #ioaproinsicurezza, promossa da Franco Sagliocco, dell’Osteria dei Cavalieri, contro le misure del governo che costringono ormai da mesi ristoratori a non poter servire i propri clienti all’interno dei ristoranti dalle 18 in poi. «Una protesta pacifica data dalla disperazione – racconta David Cataldi, de “Il fantasma dell’opera” – Da marzo viviamo nell’incertezza. Dopo il lockdown abbiamo, perlomeno in centro, affrontato una stagione estiva con il 60-70 per cento di clienti, per poi richiudere ancora. Siamo allo stremo. Manca totalmente una logica. Un ristorante non è una ferramenta. I nostri sono prodotti deperibili. Non possiamo vivere alla giornata. Ci serve un programma a lungo termine».

In molti però non hanno aderito. «Non è così che si risolve il problema – dice Giuseppe D’Auria, di Panuozzo Mania – Queste proteste rischiano di inasprire le restrizioni».

Chi ha deciso di manifestare pur rispettando le regole, anche per paura di incorrere in sanzioni che andrebbero ad aggravare una situazione già troppo difficile sceglie di farlo perché «non sa più cosa fare – come racconta Giuseppe d’Angelo ristoratore di La Clessidra da più 25 anni –. Come categoria non capiamo, e abbiamo posto la questione anche al prefetto, perché a pranzo ci è consentito erogare il servizio mentre a cena no. Alla fine il locale è lo stesso. E se il distanziamento c’è mezzogiorno, non si capisce perché questo non vale alle 8 di sera».

La situazione di difficoltà economica è per tutti la stessa «I contributi ristori non bastano a coprire le spese. Acqua, luce, gas arrivano lo stesso, anche se siamo chiusi. Ma se non ci sono entrate come le paghiamo? – chiede Pratesi Liano dell’Osteria dei Cavalieri – Per non parlare poi della cassa integrazione per i dipendenti. Ad alcuni è arrivata ora quella del primo lockdown».

Intanto si ritengono soddisfatti e sono pieni di speranza i quindici ristoratori che ieri mattina hanno incontrato il prefetto Giuseppe Castaldo sul tema della riapertura serale di quegli esercizi commerciali che possono mantenere e garantire il distanziamento sociale e le normative dei vari decreti di presidenza del consiglio dei ministri (Dpcm). Una delegazione composta da Alessandro Mei, Marco Tron e Antonino Mondella ha consegnato un documento al prefetto come “ponte” per governo e Regione Toscana. I ristoratori avevano già “spiazzato” il questore Gaetano Bonaccorso proponendo una città “a colori”. «Se l’Italia è divisa in zone con più o meno restrizioni, non si capisce perché la stessa cosa non la si possa fare all’interno della città», ribadisce Mei. Tron, gestore del locale Viavai di piazza della Berlina, aggiunge: «Si deve dare la possibilità a chi può lavorare di farlo. I contributi e ristori possono essere dati in quantità maggiore a chi per necessità di sicurezza deve rimanere chiuso».

«Il prefetto ci ha garantito che il nostro documento arriverà a governo e Regione perché può prevedere alcune deroghe ai vari Dpcm», interviene Mondella della pizzeria Toni in via Crispi che, sia per ubicazione che per dimensioni, non può causare assembramenti.

«Non ce l’abbiamo coi nostri colleghi della movida – ribadisce Mei – ma ci sono zone obiettivamente non controllabili. Perché dovremmo rimetterci tutti? Si sono mai creati assembramenti o pericoli sociali a Ghezzano?». I commercianti della manifestazione sotto la prefettura hanno deciso di non forzare, neppure simbolicamente, le leggi sul divieto di apertura serale. Lasceranno solo accese le luci dei locali. Comunque, analizzano con molte critiche alcuni paradossi, come dice Cristian Badalamenti della pizzeria Zero Zero, che sottolinea: «Perché i supermercati possono rimanere aperti e sono sempre strapieni, mentre noi dobbiamo restare chiusi? Nei supermercati si misura la febbre all’ingresso e poi dentro c’è tanta gente. Ma a fare paura sembra siano i nostri locali con tre o quattro tavoli».

Il prefetto ha poi detto alla delegazione di segnalare con fiducia anche casi singoli di non ricevimento dei ristori o problematiche di cassa integrazione dei dipendenti. —

Carlo Venturini

Giulia Serni

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