Il Tirreno

Pisa

la protesta dei ristoratori 

Luci accese e titolari seduti ai tavoli ma nessuna apertura forzata dei locali

Roberta Galli Carlo Venturini
Luci accese e titolari seduti ai tavoli ma nessuna apertura forzata dei locali

Gli esercizi pubblici sono allo stremo ma sulla voglia di manifestare contro le restrizioni prevale la preoccupazione di aggravare, con le sanzioni previste, i bilanci già in rosso

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Pisa. C’è la voglia di manifestare il proprio dissenso ma anche il timore di subire conseguenze. I pubblici esercizi pisani sono allo stremo e come in tante altri parti d’Italia hanno deciso di farsi sentire, ipotizzando da prima aperture anche contro le norme. Ieri però c’è stato un dietrofront. Non nella sostanza ma nel metodo: i conti di bar, ristornati e locali sono già troppo in rosso per permettersi anche il pagamento di multe.

le manfestazioni

#ioaprosoloin sicurezza è lo slogan scelto da alcuni ristoratori pisani che domani alle 20 promuovono un flashmob. Sono gli imprenditori del Movimento dei Ristoratori Toscana, coordinati a livello locale da Franco Sagliocco dell’Osteria dei Cavalieri. Verrà organizzata una cena simulata, senza alcuna consumazione, all’interno dei ristoranti che resteranno chiusi al pubblico, ma con le luci accese. Al tavolo ci saranno i proprietari del locale, e se la Prefettura lo permetterà, anche i dipendenti in cassa integrazione. «Una protesta – afferma Sagliocco – che vuole essere nel rispetto delle regole, ma nello stesso tempo essere una provocazione per chiedere ad alta voce: perché a pranzo sì e a cena no? Simuleremo una apertura serale con luci accese, tavoli apparecchiati, rispettando il distanziamento senza somministrazione, per dimostrare che il virus non ha orari e che si può pranzare e cenare in sicurezza, rispettando tutti i protocolli». La proposta del flash mob è stata discussa ieri pomeriggio nel corso di una assemblea on line e nella giornata di oggi saranno conteggiate le adesioni per Pisa e provincia. «Noi - afferma ancora Franco Sagliocco – ci vogliamo muovere senza infrangere alcuna legge, ma non per questo vogliamo stare zitti. Il virus ha creato e sta creando danni ingentissimi alla nostra categoria. Parlo della ristorazione. Sono undici mesi che apriamo e chiudiamo le nostre attività. Mentre i costi fissi restano invariati e i ristori del Governo non sono adeguati alle nostre perdite». A rinunciare all’apertura serale ma non alla protesta anche i 200 firmatari della petizione per la riapertura di ristoranti e bar che nei giorni scorsi si sono mobilitati, tra Pisa e San Giuliano, per denunciare la grave situazione che stanno vivendo. «Al posto della provocazione di un'apertura serale dei nostri esercizi, faremo una manifestazione davanti alla prefettura» dice Alessandro Mei titolare del risto-pub "Sali e scendi" di Ghezzano. Sui social, è dilagato il fenomeno contrassegnato dall'hashtag #IoApro per protestare contro l'ennesimo Dpcm che danneggia ristoratori e baristi. Alla riunione operativa, erano solo quattro gli esercenti ed a loro, Mei ha raccontato dell'incontro amichevole avuto col questore Gaetano Bonaccorso. «Il questore ci ha informato delle inevitabile sanzioni a cui andremo incontro e dal colloquio è emerso che sia più utile fare una manifestazione davanti alla prefettura in quanto essa rappresenta il Governo». Mei ha fatto però un'interessante proposta al questore e che rifarà alla manifestazione. «Non capisco perché se l'Italia è divisa in colori, non si possono fare delle distinzioni anche tra locali e locali e loro ubicazione». Ciò che chiede Mei assieme ad altri commercianti è che «là dove il distanziamento è impossibile per il fenomeno della movida, si chiudano gli esercizi commerciali mentre rimangano aperti dove i controlli sono fattibili». Alcuni commercianti presenti alla conferenza stampa di ieri, hanno aggiunto: «Daremo i nostri contributi a quei colleghi che devono stare chiusi mentre noi lasciateci lavorare perché il Covid ci sta portando via la vita anche se non siamo malati».

qui confcommercio

«È da mesi – tuona Alessandro Trolese, presidente della Fipe Confcommercio Provincia di Pisa – che insistiamo dicendo che la situazione rischia di sfuggire completamente di mano. Gli imprenditori non ne possono più, non hanno alternative, devono portare qualcosa a casa anche solo per mangiare e andare avanti. I tanto sbandierati ristori ci hanno portato nelle casse appena il 3% o il 4% dei fatturati, qualcosa di assolutamente ridicolo. I ristori di dicembre arrivano soltanto adesso, mentre ancora oggi non sono state ancora liquidate tutte le cassa integrazioni di maggio e giugno. Purtroppo il governo non ci ha ascoltato, e il rischio l’esplosione di un disastro sociale fuori controllo». Anche la presidente di ConfRistoranti Confcommercio Provincia di Pisa Daniela Petraglia parla di «una crisi che rischia di avere fortissime ripercussioni. La rabbia e l'angoscia sono comprensibili e condivisibili, ma dobbiamo sforzarci di restare lucidi, senza mettere in campo iniziative che espongono sia gli imprenditori che i clienti a sanzioni amministrative e penali». I ristoratori del Litorale pisano raccontano una realtà vissuta «con la frustrazione e l'angoscia di essere il settore più colpito» commentano Barbara Benvenuti e Susanna Mainardi, presidente e consigliera del direttivo Confcommercio Marina di Pisa: «nei supermercati può entrare chiunque senza limiti di orario e distanziamento - si domandano - , mentre nelle nostre attività i clienti non possono sedersi al tavolo e consumare in sicurezza? Davvero non ne comprendiamo i motivi». —

Roberta Galli

Carlo Venturini

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