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Pisa

La nuova frontiera dei robot chirurghi è associata alle ricostruzioni in 3D

Renata Viola
La nuova frontiera dei robot chirurghi è associata alle ricostruzioni in 3D

L’équipe della professoressa Melfi ha eseguito con successo i primi 5 interventi su pazienti con tumori a polmone e timo

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Renata Viola

pisa. Non si è fermata l'attività della chirurgia toracica minivasiva e robotica di Cisanello, che risulta pressoché invariata rispetto al periodo pre-Covid. Anzi, a testimonianza della sanità che funziona, il numero degli interventi di chirurgia robotica toracica è stato addirittura incrementato rispetto agli anni scorsi. Resta ovviamente rispettata la direttiva della Regione Toscana di dare la precedenza alle patologie oncologiche.

In seguito alla prima ondata di contagi, la direzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana è riuscita a predisporre i posti letto, le sale operatorie e le rianimazioni in modo da non gravare sull'attività chirurgica ordinaria oncologica, sulla chirurgia robotica e sulle urgenze. Il Tirreno ne ha parlato con la pioniera della chirurgia robotica, Franca Melfi, docente di chirurgia toracica dell’Università di Pisa e direttrice del centro robotico multidisciplinare dell’Aoup.

«Grazie a una collaborazione con Simona Celi, ingegnere meccanico del dipartimento do bioingegneria e ingegneria clinica della Fondazione Monasterio di Massa – spiega Melfi – sono stati effettuati a Cisanello i primi cinque interventi di chirurgia robotica integrata con ricostruzioni tridimensionali e stampante 3D su polmone e timo. I primi tre interventi sono stati eseguiti durante il periodo di lockdown su pazienti che presentavano patologie oncologiche complesse. Già in uso per le neoplasie ortopediche e addominali, la sinergia tra robotica e ricostruzione in 3D rappresenta una svolta anche per le patologie cardiotoraciche, che potranno essere trattate meglio, non soltanto in virtù della tecnica mini invasiva ma anche con maggiore precisione».

La professoressa Melfi, il cui primo intervento risale al 2001, ha spiegato l'importanza di questa sinergia e di come preferisca parlare sempre più di chirurgia di precisione, oltre che di robotica. All'inizio la robotica era per definizione indirizzata alla chirurgia delle piccole lesioni. Da tempo ormai la sua applicazione è molto più estesa. «Noi di Pisa – prosegue Melfi – siamo il centro più importante per la chirurgia toracica robotica in Europa, il primo centro che ha applicato questa tecnica per trattare il tumore del polmone, fino a quel momento utilizzata soltanto per i pazienti di cardiochirurgia. Nel 2001, all'epoca dei primi interventi, c'era una selezione importante dei pazienti, poi via via con l'evoluzione tecnologica delle immagini, si sono integrate le immagini con le tecnologie di altri settori».

Professoressa, com'è nata la collaborazione e quali prospettive si aprono?

«È stato un incontro durante una riunione conviviale, circa un anno fa. Ho capito che mettendo in sinergia le nostre rispettive competenze potevo operare ancora meglio e in maggiore sicurezza. La collaborazione apre la strada a interventi fatti con tecnica mininvasiva garantendo la radicalità oncologica e la sicurezza. La cosa fondamentale risiede nel fatto che questo tipo di ricostruzione ti fa vedere cose che non vedresti con la radiologia tradizionale».

Quali saranno i vantaggi?

«Programmare gli interventi chirurgici in maggiore sicurezza, nel senso che è possibile guardare meglio prima dell'intervento minimizzando il rischio di sorprese. Il vantaggio per i pazienti molto complessi, che necessitano di numerose terapie di riduzione delle masse tumorali, è quello di riuscire ad affrontare l'intervento con minore trauma e una ripresa più veloce. Aggiungo che gli stessi pazienti che devono riprendere le terapie oncologiche possono farlo molto prima, avendo sopportato un'operazione meno invasiva. Alcuni di loro tornano a casa prima di quattro giorni».

Quando ha deciso di metterla in pratica?

«Alla fine dello scorso gennaio, quando è arrivato il primo paziente complesso, con una neoplasia polmonare importante. L'intervento classico prevedeva un protocollo di chemio, radio e intervento chirurgico finale a cielo aperto. Nel frattempo eravamo entrati in lockdown. Con la mia équipe siamo riusciti, grazie anche ad esami di anatomia patologica fatti durante l'operazione, ad operare il paziente con la tecnica mini invasiva lasciando intatta la cassa toracica. In seguito è stato operato un ragazzo giovanissimo con una grossa lesione al timo. Gli avevano dato controindicazioni all' intervento con tecnica mini invasiva, ma noi lo abbiamo fatto con successo». —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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