Sicurezza
La teoria player trading Atalanta e Udinese gli esempi da seguire
PISA. Cosa spinge il magnate anglo-russo Alexander Knaster ad acquistare una squadra di calcio? Sicuramente un po’ di passione e la voglia di avere una vetrina personale. Ma anche l’opzione nuova Arena avrà il suo peso. In ambienti vicini al suo entourage di una cosa però sono sicuri: la filosofia che vorrà seguire nella gestione della società calcistica. Il tutto è riassunto in un’espressione guarda caso di origine anglosassone: player trading. Che risponde essenzialmente ad un concetto che proprio i club inglesi hanno introdotto: considerare le società calcistiche vere e proprie aziende con le loro specificità.
Una di queste, soprattutto per tenere i conti in ordine, se non addirittura fare utili, è il player trading: il risultato della gestione della rosa dei calciatori, dove tra i ricavi si indicano le plusvalenze di cessione, i ricavi dai prestiti e tra i costi le minusvalenze di cessione, i costi dei prestiti e l’ammortamento dei calciatori stessi.
C’è chi ha sviluppato teorie precise, quasi scientifiche, sul picco di rendimento che può raggiungere un calciatore e il momento ideale per cederlo massimizzando il suo valore ai fini del bilancio.
Una modalità che nelle espressioni migliori si abbina a risultati più o meno eccezionali. Due esempi italiani sono l’Atalanta e l’Udinese, che hanno dimostrato di saper scegliere i calciatori giusti anche per tenere in positivo i bilanci. Comprare a poco e rivendere a tanto, tantissimo. Le famose plusvalenze.
Nella gestione del Pisa Sc, se la trattativa andrà a buon fine, secondo quanto rimbalza da Genova, non avrà un ruolo Gianluca Vialli (coinvolto invece in quanto socio fondatore di Tifosy). Restando i Corrado in sella, Giovanni Corrado e il diesse Roberto Gemmi manterranno il loro posto. —
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