Il Tirreno

Pisa

Empatia e robot Esperimento apre a nuove prospettive

Lo studio sotto la lente di ingrandimento degli esperti del Sant’Anna di Pisa 

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la ricerca

Per gli appassionati di letteratura e in particolare di fantascienza forse la scoperta potrebbe non essere poi così sensazionale. Se è vero, come racconta Asimov nei suoi romanzi, che la prima legge della robotica è: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno”. Il principio apre la strada a quello che si potrebbe definire un atteggiamento “empatico” dei robot nei confronti degli esseri umani, quel “mi metto nei tuoi panni” che è la base dell’empatia umana.

Qui però la realtà va oltre la fantascienza. Perché l’empatia nei robot, da ipotesi teorica (o letteraria), diventa dato fattuale. Cosa è successo? Nel corso di un esperimento condotto da un gruppo di ricerca della Columbia University di New York guidato da Hod Lipson si sarebbe «accesa la prima scintilla di empatia» come hanno spiegato i ricercatori. L’esperimento ha coinvolto una macchina realizzata allo scopo di essere capace di prevedere le azioni di una sua simile semplicemente osservandola. E la cosa ha funzionato, come raccontano gli scienziati statunitensi sulla rivista Scientific Reports ipotizzando anche nei robot, l’esistenza di una “Teoria della mente”. In pratica anche le macchine possono avere la capacità, finora ritenuta esclusiva degli esseri umani, di mettersi nei panni degli altri per anticiparne le azioni. In futuro robot capaci di provare empatia potrebbero imparare a interagire meglio fra loro e con l’uomo.

Un esperimento finito sotto la lente di ingrandimento di alcuni dei massimi esperti di robotica italiani, a cominciare dai rcercatori e dai docenti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Tra questi Antonio Frisoli per il quale la possibilità di prevedere azioni future dall’osservazione «è una capacità in grado di migliorare significativamente la sintonia e il grado di interazione naturale di un robot con un umano».

Nell’esperimento appena pubblicato un robot doveva cercare dei cerchi di colore verde e dirigersi verso di essi, ma c’era un problema: a volte il cerchio verde era nascosto da una scatola di cartone rosso, e in quel caso il robot o cercava un altro cerchio verde per raggiungerlo o si bloccava. Nel frattempo, un altro robot osservava la scena da una prospettiva che non gli nascondeva alcun cerchio verde e, dopo aver osservato il suo simile per due ore, ha iniziato ad anticipare l’obiettivo e il percorso dell’altra macchina. I ricercatori riconoscono che i comportamenti esibiti dal robot sono molto più semplici dei comportamenti umani, ma ritengono che possa trattarsi di una forma primitiva di empatia. —



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