Il Tirreno

Pisa

Esploratore, sognatore e patriota Ma per ora Pisa si è dimenticata di lui

sergio costanzo
Esploratore, sognatore e patriota Ma per ora Pisa si è dimenticata di lui

La vita e l’opera di Ippolito Rosellini sono un romanzo dove non mancano i colpi di scena, gli innamoramenti,  i tradimenti. Ma è l’immensa eredità di conoscenze che lascia alla sua città a meritare un museo a lui dedicato

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la storia

sergio costanzo

In un recente passato, prima dell’urbanizzazione post bellica, si chiamava via di Sbiado, con un evidente riferimento alle attività agricole e produzione di cereali e foraggi che si praticavano nella zona. Poi, divenne via Ippolito Rosellini. Chi fu costui?

Nasce a Pisa il 13 agosto del 1800. Più o meno negli stessi anni, Napoleone intraprende la campagna d’Egitto da cui esce sconfitto, ma lascia in Oriente centosettantacinque civili, tra scienziati ed artisti, con le loro duecento casse di strumenti di misurazione. Questi pionieri fondano al Cairo l’Istituto Egizio. Disegnano, misurano, scavano, sognano.

Gli inglesi, che avevano sconfitto Napoleone, si prendono tutti i reperti archeologici, ma un tal Denon, aveva fatto in tempo a ricopiare fedelmente l’iscrizione in triplice lingua di quella che diverrà celebre come La Stele di Rosetta.

Nel frattempo Ippolito studia educato dai padri Serviti nel quartiere di Sant’Antonio e poi si iscrive all’Università. Si dedica allo studio dell’ebraico e si laurea nel 1921. Il padre lo vuole prete, lui ha altri progetti. Mentendo, afferma di voler fare il missionario e per questo ottiene di andare a perfezionarsi nelle lingue orientali presso il Cardinale Giuseppe Gaspare Mezzofanti.

Mezzofanti è Cardinale per caso, è favorevole al divorzio e al diritto di sciopero e conosce 38 lingue che parla e scrive perfettamente. È Mezzofanti che fornisce a Ippolito la pubblicazione di Jean-François Champollion Mémoire sur les hiéroglyphes phonétiques ovvero tutto ciò che c’è da sapere sulla traduzione della Stele di Rosetta.

Ippolito si appassiona immediatamente all’egittologia, torna a Pisa e ottiene una docenza in Lingue e Letterature Orientali. Pubblica i suoi primi articoli di matrice risorgimentale e illuminista e fonda il Nuovo Giornale dei Letterati. Inevitabilmente Champollion e Rosellini si incontrano, ricevono pari finanze dal Granducato di Toscana e dal Regno di Francia e nel 1827 concepiscono la loro prima spedizione. L’irrequieto Ippolito conosce a Parigi Zenobia Cherubini, figlia del grande compositore di cui si innamora perdutamente. Nel 1828 Francois e Ippolito partono alla volta dell'Egitto. Dopo un anno e mezzo rientrano e Ippolito conduce una giovane nubiana, la schiava Nadezhda, che, con atto pubblico e simbolico, renderà libera. L’intero corredo di reperti, disegni, tavole fu spartito di comune accordo tra Francia e Toscana. Insieme i due studiosi avrebbero dovuto anche scrivere il resoconto finale, ma Champollion morì nel 1832.

Rosellini, onorando il patto pubblicò dopo molti anni Monumenti dell’Egitto e della Nubia un’opera immensa di volumi e atlanti. Servì molto tempo perché Ippolito dovette affrontare moltissimi problemi. Il Granducato lo dimentica a causa delle idee patriottiche. Viene accusato di aver fondato insieme a Filippo Buonarroti la società segreta denominata “Veri Italiani” e di pubblicare articoli patriottici su “L’Educatore del Popolo”, giornale poi soppresso. Anche il fratello maggiore di Champollion, Jaques Joseph, ce l’aveva con Ippolito, accusandolo (mentiva), di aver rubato alla sua famiglia tutti i reperti egiziani.

Durante l’ultimo viaggio di studio in Egitto rientrò accusando febbri cicliche. Il 4 giugno 1843, senza veder coronato il sogno di un’Italia unita, moriva a Pisa.

Che resta di quel sogno? I reperti e i documenti sono sparsi fra Firenze e Pisa. Una mostra a Palazzo Blu risale al 2010. Qualcosa è in possesso dell’Opera del Duomo, buona parte è curata dall’Università di Pisa al Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo. Nel sito web si certifica che i documenti sono stati digitalizzati per permettere la visione on line. Peccato che la consultazione dei manoscritti sia disabilitata e che nella pagina in inglese compaia dal 2011 un tristissimo e irriverente Work in Progress.

Ippolito perdonaci. Tu che hai fatto della conoscenza delle lingue il piedistallo per spiccare il volo, tu che hai viaggiato nel mondo creando reti di conoscenza, oggi sei intrappolato in un sito e le nuove lingue, digitali e anglofone, ti hanno cancellato. Perdonaci Ippolito. Così come tu compendiasti ogni tua conoscenza in un’opera unica, così Pisa prima o poi, dovrebbe immaginare un Museo Civico, ove riunire ciò che ci ha lasciato, di tangibile e intangibile. Già ti vedo nel nuovo Museo, nella sezione Esploratori, Sognatori e Patrioti. Per ora, perdonaci. —

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