Il dolore
«La sentenza Asbuc rimane un rischio Indispensabile trattare con il Comune»
Il sindaco, alla vigilia del voto per il rinnovo degli organi del Comitato, spiega gli scenari legati al risarcimento milionario
vecchiano. Domenica di urne aperte a Vecchiano. Domani si vota per il rinnovo dell’Asbuc di Vecchiano, Avane, Filettole e Nodica. La funzione del Comitato per l’amministrazione separata dei beni di uso civico da queste parti non è questione di secondaria importanza. Intanto perché si trova a dover gestire un bene come l’ex cava San Frediano proprio sopra l’abitato di Vecchiano. E soprattutto perché Asbuc ha vinto la causa contro il Comune condannato a risarcire 2 milioni e 100mila euro per la presunta cattiva gestione dell’ex cava nel periodo 1995-2005. La sentenza poteva dar luogo a un pignoramento, che non c’è stato grazie a un accordo temporaneo tra le parti. Oggi però quel rischio, spiega il sindaco Massimiliano Angori, rimane perché un’intesa definitiva tra le parti non c’è.
Quanto è importante il voto di domani?
«È un appuntamento rilevante e acquisisce ulteriore importanza dopo la sentenza che ha condannato il Comune. Credo che questo debba sollecitare la dovuta attenzione negli elettori. Confido ci sia consapevolezza del fatto che è importante che gli eletti del Comitato abbiano a cuore l’interesse per trovare una sintesi con il Comune. Arrivare insomma a un atto transattivo metterebbe in sicurezza tutti i cittadini perché se il Comune dovesse definitivamente soccombere ci sarebbero delle conseguenze per tutti sul piano dei servizi o delle tasse».
La vicenda, sul piano delle trattative e su quello giudiziario, a che punto è?
«Il Comune ha tentato più volte di trovare una sintesi, subito nell’immediatezza della sentenza, con atto transattivo che invece si è risolto in un accordo temporaneo. Ma la nostra volontà è sempre stata quella di chiudere un accordo. Per questo siamo tornati ad avanzare, nell’ottobre scorso, una proposta, messa nero su bianco, che andasse incontro all’interesse di tutti. E cioè avevamo proposto che la nostra amministrazione comunale provvedesse direttamente alla messa in sicurezza della ex cava di San Frediano per un costo di 700mila euro, oltre a un ulteriore contributo una tantum in favore del Comitato, pari a circa 150mila euro, che con quanto già versato nel 2019 andava a costituire la somma complessiva di 367mila euro a favore del Comitato. La proposta si fondava su basi solide. Intanto, come tutti gli accordi di questo genere, partiva da una cifra complessiva pari alla metà dell’intero importo definito della sentenza. Inoltre trovava fondamento nel contenuto stesso della sentenza: la cava va messa in sicurezza, andava fatto prima e il Comune si prende l’impegno di farlo. Ma la proposta è stata rifiutata. Siamo arrivati a un punto morto e immagino che dovremo, con il nuovo Comitato che sarà eletto domenica, tornare a dialogare e trovare una sintesi che non può prescindere da questo punto: mettiamo finalmente in sicurezza l’ex sito estrattivo».
Se l’accordo non si trova?
«Abbiamo fatto ricorso e andremo a un ulteriore grado di giudizio al quale ovviamente ci rimettiamo: vedremo quello che potrà succedere. Io sono dell’avviso che amministrazione comunale e Comitato debbano impegnarsi a trovare una sintesi senza esporre a ulteriori rischi la comunità. Credo che sia una questione di responsabilità, a maggior ragione in questo periodo di pandemia».
Quanto vi ha condizionato, nella gestione dell’amministrazione pubblica in questi anni, la sentenza di condanna al risarcimento di Asbuc?
«Fino a che non abbiamo trovato un accordo temporaneo e abbiamo rischiato il pignoramento eravamo molto preoccupati. Ci ha condizionato e ha inciso molto. E a fronte di questo abbiamo sempre diretto l’azione amministrativa e predisposto un bilancio con un atteggiamento di massima prudenza. Anche dopo l’accordo temporaneo il principio della prudenza ci ha guidato e continua a guidarci e abbiamo lavorato anche al fine di accantonare qualche risorsa per un eventuale situazione di difficoltà».
Questo non vi ha comunque impedito di impostare progetti e investimenti sul territorio.
«Possiamo dire che c’è un prima e un dopo. Prima della sentenza l’ente era avviato in una riorganizzazione della macchina comunale che comunque aveva iniziato a macinare risultati, come l’ultimazione delle rotatorie allo svincolo della A11, la messa a punto della videosorveglianza e ztl nella zona di Migliarino, l’avvio della manutenzione straordinaria della Traversagna e le prime opere di messa in sicurezza del Rio Rotina e del Rio Fondo dell’Albero a Filettole in sinergia col Consorzio di Bonifica. Ci siamo trovati ad affrontare anche un incidente mortale sul ponte di Ripafratta e la manutenzione straordinaria del ponte di Pontasserchio. Poi è arrivata la sentenza e il Comune si è visto totalmente impegnato a raggiungere un accordo transattivo con la controparte che evitasse il pignoramento. Grazie al buon lavoro della struttura, e soprattutto allo sforzo della Ragioneria, che ringrazio, siamo riusciti a portare a termine questo accordo temporaneo che ha messo in salvaguardia il Comune. In base a questo siamo riusciti ad impostare dei buoni obiettivi come ente, alcuni dei quali messi sul piatto anche grazie alla presidenza della Provincia; penso ad esempio allo sblocco del progetto della costruenda rotatoria della Baccanella. Ma ci sono anche gli interventi, insieme alla Regione, per il rafforzamento arginale del Serchio. Come Comune stiamo ultimando la realizzazione delle vasche di mitigazione idraulica a Nodica. Tutto questo nonostante sia scoppiata la pandemia da Covid».
E cosa ha significato l’emergenza?
«La pandemia ha determinato un modo nuovo di fare politica e di amministrare, dove nonostante la distanza che viene imposta come una delle regole basilari che dobbiamo rispettare, siamo chiamati come amministratori e istituzioni ad essere ancor più vicini a tutte le fasce della popolazione. Ovviamente continuando ad andare avanti, non senza difficoltà, come struttura su tutta una serie di obiettivi che per forza di cose sono anche stati rimodulati viste queste due vicende così impegnative. Stiamo lavorando ad una serie di lavori pubblici sul territorio, dopo le recenti inaugurazioni del parcheggio accanto alla Rsa di Vecchiano e del percorso ciclopedonale di collegamento col cimitero di Nodica; inoltre prosegue il lavoro su importanti progetti come quello della caserma dei carabinieri e della restaurazione dell'ex Palazzo Tabucchi, mentre è stata individuata dalla Provincia la ditta che si occuperà dei lavori di realizzazione della rotatoria della Baccanella. Nel frattempo sono stati ultimati i lavori alla copertura del tetto per l'immobile di via Fucini a Migliarino, la nuova sede ulteriore e distaccata del comando di Polizia municipale. Solo per citare alcune delle cose sui cui stiamo lavorando. Da ricordare anche il progetto esecutivo realizzato per la nuova tensostruttura sportiva a Migliarino, con la richiesta di finanziamento allo Stato». —
Valentina Landucci
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