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Pisa

la protesta 

Aule studio vietate agli studenti di altre università toscane

Sara Venchiarutti
Aule studio vietate agli studenti di altre università toscane

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pisa. «I servizi esistono, ma non possiamo beneficiarne».

È una situazione paradossale, quasi «alla Matrix», quella evidenziata da alcuni studenti residenti a Pisa ma immatricolati in altri atenei della Regione (e non solo). Per loro, con l’inizio dell’emergenza sanitaria qualche mese fa, si sono chiuse le porte delle aule studio e delle biblioteche “targate” Unipi. Spazi prima accessibili anche a studenti di altre università, ma ora, con la riapertura, di fatto “off limits” per tutti quei pisani che hanno scelto la vita del fuorisede e del pendolare.

Ed è per questo motivo che un gruppo di studenti iscritti alle Università di Firenze, Siena e Pisa ha firmato una lettera da indirizzare ai rispettivi rettori dei tre atenei in questione (Firenze, Siena e Pisa), oltre che al sindaco Michele Conti e al presidente della Regione Eugenio Giani. Lettera già sottoscritta da circa 50 studenti pisani e che verrà inviata anche ai colleghi fiorentini e senesi. «È discriminatorio che dopo mesi non si sia tenuto conto del fatto che a Pisa c’è un tessuto cittadino variegato. Esistono tante tipologie di studenti, tra cui quelli che frequentano altri atenei, da Siena a Roma e Bologna», evidenzia come portavoce il 21enne pisano Enrico Bruni Cagianelli, iscritto alla facoltà di Scienze politiche dell’Università di Firenze e promotore dell’iniziativa insieme alla collega pisana Elena Retano, studentessa di psicologia.

«In più c’è la questione della carta unica dello studente della Toscana, un’iniziativa promossa da Giovani Sì insieme alla Regione e che ha creato un unico Ateneo virtuale che comprende le principali università toscane, ossia Pisa, Firenze, Siena (dove c’è anche l’università per stranieri). A questi studenti la carta dà diritto di beneficiare dei servizi indifferentemente di tutte e quattro le università. Un’iniziativa democratica, inclusiva e capace di dare al sistema universitario regionale una marcia in più».

Questo però prima dell’emergenza legata al Covid, ormai quasi un anno fa. «Se prima potevo studiare ovunque in città, ora non è più così», continua Enrico. «Nessuno di noi può più prenotare un posto in un’aula studio perché il sistema richiede le credenziali dell’Unipi che non tutti hanno».

Fuorisede due volte, quindi: nella città scelta per frequentare i corsi universitari e nella città in cui si abita. «È un problema di diritto allo studio, perché sembra quasi una “privatizzazione” di spazi che per loro stessa natura devono essere realmente pubblici. In più, a differenza di Firenze, a Pisa non si può contare su biblioteche comunali facilmente fruibili», aggiunge Enrico, che conclude con la richiesta avanzata dagli studenti: «Chiediamo al rettore di Pisa Paolo Mancarella di organizzarsi insieme agli altri rettori affinché gli spazi in città vengano aperti agli universitari con la carta della Regione Toscana e a quelli che risiedono a Pisa. In assenza di risposta, contatteremo l’assessore regionale all’istruzione Alessandra Nardini per vedere se le istituzioni possono far muovere qualcosa». —

Sara Venchiarutti

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