Il Tirreno

Pisa

Il passo indietro di Invimit, meno esposto il Comune

Francesco Loi

Con il ricorso alla legge sugli stadi cambia il meccanismo di finanziamento 

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dietro le quinte

Mentre quella del magnate russo resta una pista avvolta nel mistero, la realtà è che Corrado e Yard sono alla ricerca di capitali per finanziare il restyling dello stadio. E che la strada principale porta a Londra. È là che da mesi insiste Yard, advisor di Dea Capital e Pisa Sc, per riuscire nell’intento. I dialoghi sono andati abbastanza avanti con un gruppo che ha interessi nello sport e nella musica, attratto dalle caratteristiche di Pisa città turistica e sede universitaria: tutti aspetti invitanti per trasformare l’Arena in un contenitore di eventi oltre le partite di calcio, con fondi commerciali, ristorante e un cinema.

Di mezzo però si è messo il Covid che, oltre a complicare trattative e possibili accordi commerciali, ha fermato o stravolto proprio settori come quello turistico e l’ambito universitario. E la frenata è stata inevitabile.

L’esigenza di trovare un solido investitore deriva anche da un cambio di scenario rispetto al meccanismo originario ipotizzato da Dea Capital e Pisa Sc per finanziare l’operazione. Non più la strada della valorizzazione immobiliare (che in pratica esclude Invimit dai giochi), ma l’utilizzo della legge sugli stadi (la 147 del dicembre 2013).

Un meccanismo che, anzitutto, svincola il Comune di Pisa (proprietario dell’Arena) dall’entrare nella compagine sociale del fondo di gestione dell’impianto con relative responsabilità e oneri (in caso, ad esempio, di conti in perdita del fondo). La 147 parla di cessione del diritto di superficie e del diritto di usufrutto, meno vincolanti.

La legge, introdotta per incentivare la riqualificazione degli stadi, offre benefici in termini di procedure e, in parte, anche di accesso a contributi pubblici. Ma la maggioranza deve arrivare dal privato che propone il progetto.

I passaggi fissati per legge sono, in prima battuta, la presentazione di un progetto preliminare composto da uno studio di fattibilità e da un piano economico finanziario (Pef). A quel punto il Comune deve convocare una conferenza dei servizi e, entro 90 giorni, dichiarare o meno il pubblico interesse della proposta. In caso di via libera il proponente può presentare il progetto definitivo. E scatta un’altra conferenza dei servizi (120 giorni).

Poi il Comune deve indire una gara pubblica sulla base del progetto definitivo. Il proponente può quindi essere anche battuto se qualcuno presenta un’offerta superiore, ma ha comunque un diritto di prelazione.

Il primo passo, dunque, è sempre la presentazione da parte di Dea Capital e Pisa del progetto e del Pef. —

Francesco Loi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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