Il Tirreno

Pisa

il ricordo di alessandro giari 

«Merito di Vitale il successo del Polo di Navacchio»

«Merito di Vitale il successo del Polo di Navacchio»

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pisa. L’ultimo saluto al professor Emilio Vitale, deceduto dopo 12 anni di coma, è avvenuto ieri pomeriggio nella chiesa del cimitero della Misericordia in via Pietrasantina. Un addio composto per l’ex prorettore, già presidente della facoltà di Ingegneria, rimasto ferito in un incidente in moto nell’ottobre 2008 sul circuito del Mugello.

Dopo i ricordi dell’ateneo pisano a rievocarne la figura è il Polo tecnologico di Navacchio con il suo presidente Andrea Di Benedetto che affida ad Alessandro Giari il commento più personale: «Emilio era ed è stato senza alcun dubbio un innovatore. Ho avuto il piacere di lavorare con lui dal 2002 al 2008. Io presidente e lui vicepresidente del Polo Tecnologico di Navacchio. Era stato scelto da Gino Nunes, un altro innovatore che non è più con noi, non per logiche di rappresentanza, ma di competenza. Abbiamo condiviso la visione, la certezza, seppur con ottiche distinte, che la conoscenza, la ricerca, la tecnologia, per produrre innovazione e crescita di competitività, devono essere a servizio delle imprese. Emilio era un uomo della ricerca, dell’Accademia, del mondo universitario. Era un professore ma aveva anche e soprattutto uno spiccato spirito imprenditoriale. In quegli anni, le sue iniziative, la sua presenza, hanno dato un forte contributo a creare la fiducia, in tanti ragazzi che uscivano dall’Università, che fosse possibile trasformare le loro idee e le competenze tecnologiche acquisite, in nuova impresa. Che fosse possibile creare, costruire, realizzare ciò che era stato studiato e sperimentato. E se il Polo di Navacchio oggi è quello che è, e cioè un ponte tra ricerca e impresa, è anche certamente merito suo. Ma Emilio era anche un pilota. Mi ha portato in pista, la mia prima volta, a girare con lui nel 2007. Mi diceva: “Guarda, chi come noi va in moto e va forte, e per questo deve andare solo in pista, mantiene una capacità e una velocità di reazione formidabile. E non solo in moto”. E per lui era sicuramente vero. Era, almeno io così l’ho conosciuto, una persona di grande qualità intellettuale e umana. Davvero piuttosto inusuale. Non l’ho più visto da quei giorni. Mi piace ricordarlo così. Con la sua tuta da pilota, o in giacca e cravatta ai convegni, ma sempre con quella luce negli occhi e nello sguardo che comunicavano il senso della vivacità e profondità. Non sarà facile dimenticarlo. E credo che gli dobbiamo davvero qualcosa». —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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