Il Tirreno

Pisa

La lotta dell’ex presidente dei medici livornesi «Ero spacciato, sono ancora vivo grazie a Pisa»

Giulio Corsi
La lotta dell’ex presidente dei medici livornesi «Ero spacciato, sono ancora vivo grazie a Pisa»

Paroli rivela il suo dramma: «Stavo bene, quando mi è stato trovato un tumore al pancreas. Il professor Morelli di Cisanello mi ha salvato» 

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il racconto

Giulio Corsi

«Conoscevo il detto che le cose cambiano dall’oggi al domani. A mie spese ho capito che le cose possono cambiare da ora a subito dopo: il 16 novembre ho scoperto di avere un tumore alla testa del pancreas. Stavo bene, non avevo avuto segnali di alcun tipo eppure ero talmente grave che i medici non sapevano se operarmi: per alcuni ero spacciato, o rischiavo di morire sul letto operatorio. E invece, quasi due mesi dopo, sono qui a raccontare la mia storia».

Vincenzo Paroli, classe 1940, non è un paziente qualunque. Per quarant'anni odontoiatra a Rosignano, ex vicesindaco di Riparbella, è stato fino a un mese e mezzo fa il numero uno dei medici livornesi, presidente dell’Ordine il cui testimone ha da poco lasciato a Pasquale Cognetta.

Per due motivi Paroli ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza più intima: «Voglio ringraziare il professor Luca Morelli della sezione dipartimentale di Chirurgia Generale Universitaria di Cisanello, chirurgo eccellente e degno successore del suo maestro Franco Mosca, insieme a tutto il personale medico dell’ospedale, sempre disponibile alle esigenze del malato anche una volta dimesso. E allo stesso tempo voglio dare un messaggio di speranza a tutti: avere un tumore non è un’onta, è una disgrazia che capita, da cui però si può uscire».

la scoperta

La storia di Paroli inizia proprio il 16 novembre: «Era un lunedì mattina - ricorda -. Il giorno prima, la domenica, ero stato 4 ore sul mio trattore in campagna, una delle passioni che più mi diverte e poi a cena, al ristorante, avevo fatto il pieno di fegatelli di maiale. Insomma ero in forma e mi sentivo bene». La mattina dopo però le cose cambiano. «Alle 7 del lunedì, come ogni mattina, parto dalla mia casa di Riparbella per venire a Livorno, alla sede dell’Ordine in via Michon. Vado in bagno e mi fermo davanti allo specchio: il colorito del mio volto e degli occhi non mi piacciono. Ero itterico, giallastro. Capisco che qualcosa non va. Chiamo il professor Morelli a Pisa: l’avevo conosciuto occasionalmente qualche anno fa, a una cena del Rotary insieme a Franco Mosca, mio carissimo amico. Avevo il suo numero ma non credevo che mi rispondesse, tanto meno che potesse darmi appuntamento per il giorno stesso. E invece Morelli mi dice: “Vieni subito, non perdere tempo”. Allora - ricorda Paroli - sono andato da Monica, la segretaria dell'Ordine e le ho dettato una lettera: “Delego il dottor Pasquale Cognetta a sostituirmi nella carica di presidente”. Poi ho chiamato Pasquale per avvertirlo, lui è rimasto di sasso, ha provato a convincermi ad aspettare almeno l'esito della visita, ma gli ho detto di no. Avevo capito che potevo avere un tumore, ma non credevo di essere così grave».

IL RICOVERO

Alle tre del pomeriggio Paroli arriva a Cisanello. «Morelli è sceso dalla sala operatoria e mi ha fatto un’ecografia da cui è emersa una formazione anomala alla testa del pancreas. Sono svenuto. In vita mia non avevo mai avuto neanche un raffreddore e non ho retto alla notizia. Quando mi sono ripreso c’era mia moglie che mi accarezzava il volto, il professore che mi teneva le gambe e un’infermiera che urlava per chiedere una barella e portarmi in corsia. Ma io le ho detto che volevo restare. Volevo rendermi conto, ma non mi rendevo conto. Mi sembrava di vivere un incubo: quando sono entrato all’ospedale temevo un tumore, ma speravo che fosse ad uno stato iniziale. Ora mi stavano dicendo che in discussione c’era la scelta non scontata tra l’operarmi e il morire».

Un’ora dopo Paroli era ricoverato. «La Tac ha confermato la diagnosi - racconta il medico -. Una parte dell’équipe era incerta sull’intervento: sarei potuto morire sul letto operatorio. Ma il professor Morelli ha deciso procedere dopo un consulto multidisciplinare con oncologo e radiologo».

L’operazione, in modalità open, cioè a pancia aperta, è durata 10 ore. «Al risveglio, in Rianimazione, ero ancora nel dubbio di trovarmi in un terribile sogno - ricorda l’odontoiatra -. La complessità dell’intervento è stata elevatissima. Non avevo dubbi sulla qualità dell’atto chirurgico, ma il buono stato fisico in cui mi sono risvegliato e il fatto che la neoplasia fosse stata completamente rimossa mi hanno confermato la grandezza delle mani del professor Morelli che mi avevano operato».

il grazie a cisanello

La degenza è stata lunga: «20 giorni di decorso post-operatorio – racconta Paroli –, durante i quali ho potuto apprezzare ancora di più l’eccellenza della struttura alla quale mi ero affidato. Voglio raccontare un episodio: ho conosciuto un paziente proveniente dalla Lombardia, che era stato respinto da molti ospedali in Italia perché ritenuto inoperabile per la dislocazione del tumore. A Cisanello l’hanno ricoverato la mattina, operato con la robotica e dimesso il giorno dopo. Mi ha colpito lo spirito di squadra che ho respirato intorno al professore: tutti i suoi collaboratori, dai più giovani specializzandi ai pur sempre giovani, ma senz’altro più maturi e strutturati mostrano chiarissima la sua impronta di elevata competenza, spirito di collaborazione e affiatamento, attenzione ai pazienti, curricula clinici e di ricerca di alto profilo».

Paroli rimette per un attimo i panni dell’uomo delle istituzioni sanitarie: «Ho testato con mano il fatto che a Cisanello sia presente una realtà di eccellenza a cui può rivolgersi qualsiasi paziente in cerca di un chirurgo. Un incentivo all’innovazione ed al progresso, in particolare grazie alla chirurgia robotica ed alla chirurgia oncologica addominale di pancreas, fegato, vie biliari, alte vie digestive e colon retto. Io amministratore, guarderei con occhio di riguardo ai professionisti di livello internazionale di una struttura che svetta nella realtà sanitaria nazionale. Abbiamo la fortuna di averla in casa e dovremmo difenderla con investimenti e adeguata valorizzazione del personale».

IL DECORSO

L’ex numero uno dei medici livornesi prova a sorridere. «Ero stato dato per spacciato e invece sono vivo, almeno per il momento, mi sembra già molto. Mi muovo, sono autonomo, se non fosse per il maltempo potrei anche uscire. Il 5 gennaio farò la prima visita oncologica: i medici decideranno se sarà necessaria la terapia o no. Intanto l’Ordine di Livorno ha proceduto alle elezioni poiché il mandato era scaduto. È stato confermato Cognetta e mi hanno rieletto vice presidente. Spero di tornare presto». —

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di Redazione web