Sicurezza
L’abuso a Vecchiano c’è, ma risale al 1950: la baracca non va demolita
Il Tar: "Costruita quando non c’erano vincoli né obbligo di licenze edilizie". Il Comune pagherà le spese
VECCHIANO. È successo tutto prima che servissero permessi edilizi e che l’area venisse vincolata perché ritenuta di interesse paesaggistico. Il primo successo è arrivato sul fronte penale. Assoluzione.
Un verdetto che alla fine è servito anche per l’altra battaglia combattuta da Mario Canarini, quella davanti al Tribunale amministrativo regionale (Tar) dove è stata sentenziata la seconda vittoria.
La baracca per pescatori sull’argine del Serchio può restare al suo posto.
Del resto sono settant’anni che è lì. Con le norme di ora l’avrebbero dovuta abbattere.
Ma è stata riconosciuta l’ “edificazione” nel 1950, in tempi in cui non si andava tanto per il sottile su consumo del territorio e costruzioni più o meno improvvisate.
Il risultato è che l’ordinanza di demolizione firmata dal Comune di Vecchiano nel 2009, e mai venuta meno nonostante il passare degli anni, è stata annullata con l’accoglimento del ricorso del proprietario del capanno per la pesca. Che si è visto anche riconoscere 1.500 euro addebitate a carico dell’amministrazione.
«È fondato e assorbente il motivo con il quale il ricorrente deduce che l’amministrazione non avrebbe tenuto conto della sentenza di assoluzione del proprietario dell’area dal reato edilizio intervenuta negli anni ’70 del secolo scorso – scrivono i giudici amministrativi –. Come affermato dal Consiglio di Stato la sentenza assolutoria può essere utilizzata come elemento indiziario nel giudizio amministrativo con riguardo ai fatti accertati».
Il giudice penale, sulla base di testimonianze ritenute precise, «ha appurato che l’abuso risale al 1950 epoca nella quale non solo non sussisteva obbligo di munirsi di licenza edilizia ma nemmeno era stato disposto il vincolo paesaggistico sull’area. In difetto di risultanza contrarie, tali accertamenti inficiano i presupposti della sanzione impugnata che deve, quindi, essere annullata». E così la baracca dei pescatori, blindata nella sua riconosciuta legittimità, è destinata a rimanere sulla sponda del Serchio per altri settant’anni.
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