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Covid, tutti più uguali anche nella cura grazie alla tecnologia “condivisa”

Valentina Landucci
Covid, tutti più uguali anche nella cura grazie alla tecnologia “condivisa”

La piattaforma web Ubora e il Centro di ricerca Piaggio sono la mano tesa agli ultimi del mondo contro il virus

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pisa. Il Covid ci ha reso tutti più uguali. Nel senso di tutti ugualmente più fragili. Ma anche il contrario: perché alla tragedia delle morti, alla crisi economica, alla solitudine, si affianca un altro effetto negativo della pandemia. Chi può economicamente di più ha più opportunità di cura e difesa contro il virus. Vale per la disponibilità di dispositivi di protezione indispensabili contro la diffusione del contagio. Vale per la possibilità di acquisire e distribuire vaccini. Ma è possibile essere più uguali anche nel contrastare la pandemia? La risposta è sì. E Pisa fa scuola in questo grazie alla tecnologia e a un progetto che guarda agli ultimi. Il progetto in questione - che ci piace pensare come “il bello”, la lezione positiva che possiamo portare con noi nel nuovo anno - è stato sviluppato dal Centro di ricerca “Enrico Piaggio” dell’Università e ha, appunto, un valore aggiunto. Scientifico ma anche sociale e solidale. Il punto di partenza è un quesito: cosa possiamo fare noi che abbiamo a disposizione tecnologie e risorse contro il Covid per chi invece non ha né le une né le altre? La risposta è Ubora che in lingua Swahili vuol dire “eccellenza”. Il centro pisano diretto dalla professoressa Arti Ahluwalia investe da tempo risorse umane e finanziare in questa piattaforma web, luogo di incontro virtuale per bioingegneri dove condividere know-how e risorse. Il progetto è stato inserito, nel settembre scorso, tra i finalisti della seconda edizione dell’Horizon impact award, un premio nato per valorizzare i progetti che hanno un “impatto sul futuro” in quanto in grado di assicurare benefici socio-economici all’umanità.

Cosa ha fatto Ubora in questi mesi di pandemia? Ha pensato a soccorrere gli ultimi della Terra, all’Africa alla quale mancano cibo e acqua, figuriamoci innovazione e tecnologia. E ha messo a disposizione, condividendole gratuitamente (come si dice tra gli addetti ai lavori in open source) le conoscenze e le tecnologie per produrre a basso costo dispositivi di protezione e salvavita contro il Covid. Dalle mascherine ai respiratori e ventilatori. È qui che ha mosso i primi passi Tiba Vent, il ventilatore meccanico a basso costo interamente prodotto in Africa con materiali locali grazie al quale sono già state salvate migliaia di vite. Ubora, si dirà, è “solo” un sito internet. Ma è anche, anzi soprattutto, il “solo” modo per rendere la medicina, grazie alla tecnologia, più democratica e quindi tutti noi più uguali nei diritti e nelle opportunità, anche di cura.

E ora facciamoci un’altra domanda. Come ci si sente a salvare una vita? È una esperienza comune per un medico, meno per un ingegnere. Ma forse una risposta ce l’hanno anche Arti Ahluwalia, e Carmelo De Maria che con lei ha sviluppato Ubora. Perché è quello che fanno ogni giorno. —

Valentina Landucci

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