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Pisa

La polemica 

Direttori amministrativi in ruolo a dicembre: la protesta dei presidi

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Pisa. Cresce la polemica tra l’Ufficio scolastico regionale e i dirigenti scolastici a Pisa come in tutta la Toscana. Il concorso per direttori amministrativi – figura fondamentale che affianca il dirigente e coordina tutto il settore amministrativo della scuola – è giunto alla fine, e l’ufficio ha proceduto a fare le assunzioni in ruolo. Peccato che nelle scuole i direttori c’erano già, perché a settembre, essendo ancora in corso il concorso, si erano stipulati con personale non di ruolo contratti per tutto l’anno scolastico.

Le assunzioni in ruolo ad anno scolastico iniziato sarebbero vietate dalla legge, ma a metà ottobre un emendamento, a firma di tre senatori del Partito Democratico ha introdotto questa possibilità. In modo compatto i dirigenti scolastici della provincia di Pisa (ma la stessa cosa è avvenuta in molte provincie toscane, come quella di Lucca, di Massa Carrara, di Arezzo) hanno allora scritto all’Ufficio scolastico regionale per segnalare il fatto che rescindendo i contratti con gli attuali direttori si commetteva un abuso e si esponeva l’amministrazione a una valanga di ricorsi.

«In questi giorni si è consumato in Toscana un grave strappo istituzionale passato quasi completamente sotto silenzio perché coinvolge una categoria, quella dei dirigenti scolastici, non inclini alla ribalta mediatica – scrive Lucio Bontempelli, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Pisano di Marina di Pisa –. L’emendamento deroga alla norma generale posta a tutela della continuità di lavoro nelle scuole violando però in modo palese altre norme: lede i diritti di chi ha firmato un contratto e se lo vede rescindere senza motivo, prevede addirittura l’utilizzo, per le spese in più che si creeranno, dei fondi che sarebbero destinati unicamente alla gestione dell’emergenza Covid, rendendo così le scuole luoghi meno sicuri e meno tutelati».

«Che una categoria professionale come quella dei dirigenti scolastici, abituati per cultura professionale a dare attuazione alle norme indipendentemente dalle loro convinzioni, segnalino che una legge viola altre leggi e che obbedire a un ordine espone a ricorsi che saranno sicuramente persi dalla scuola, deve far riflettere – aggiunge Bontempelli –. Grave è stato il silenzio del ministero e la solitudine in cui ci siamo trovati nel dare attuazione a una norma che non è solo ingiusta, ma appare del tutto arbitraria e illegittima». —

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