Gioco
Salvato dai poliziotti dopo essersi buttato in Arno con le mani legate da una fascetta
La fine di una lunga relazione all’origine del gesto L’annuncio in due biglietti. Gli agenti: «Non riusciva a parlare»
Pietro Barghigiani
pisa. Alla fine di una storia iniziata con la volontà di uccidersi, l’aspirante suicida ringrazia i poliziotti per avergli salvato la vita. Un cambio di prospettiva radicale per il 62enne pisano che poco dopo le otto di lunedì sera si è gettato in Arno dal ponte della Fortezza.
Con un dettaglio che rende l’idea di quanto davvero volesse morire. Si era legato i polsi con una fascetta.
Una volante della polizia era in via Santa Marta per controlli Covid quando un passante ha segnalato un uomo in acqua. I poliziotti si sono diretti verso il lungarno Mediceo e con le torce sono riusciti a individuare in mezzo al fiume una sagoma inanimata. La corrente è stata un’alleata involontaria dell’uomo deciso al gesto estremo dopo la fine di una storia durata vent’anni e incupito dalla solitudine dovuta dalle imposizioni Covid.
Mentre era in corso l’avvistamento dell’uomo alla centrale operativa della questura è arrivata la telefonata di una donna: «Mio fratello mi ha mandato un messaggio strano, temo che voglia suicidarsi». Era la sorella del 62enne. A quel punto c’è stato un raddoppio di volanti sul lungarno con i poliziotti scesi sulla banchina dello scalo Roncioni insieme ai vigili del fuoco. Nel frattempo l’uomo si era avvicinato grazie al flusso delle correnti alla banchina. Gli agenti allora hanno formato una catena umana con un poliziotto che si è sporto dalla banchina, tenuto stretto dai colleghi, per agganciare l’aspirante suicida. Lo hanno trascinato sulla banchina e poi sistema sulla lettiga dei vigili del fuoco. Era in ipotermia e non parlava. Addosso non aveva documenti. «Era sfinito, è stato difficile afferrarlo anche perché aveva le mani legate - spiegano gli agenti-salvatori –. Tremava, non parlava».
Preso in consegna dal personale della Pubblica Assistenza del Litorale intervenuto con il medico del 118, il 62enne è stato portato al pronto soccorso. Una volante è andata a casa della sorella che ha portato gli agenti nella casa dell’uomo dove sono stati trovati due biglietti in cui all’annuncio del suicidio veniva chiarito, in caso di recupero del corpo, che le mani se l’era legate lui per avere la ragionevole certezza di morire. Il destino e quattro poliziotti, con l’aiuto dei vigili del fuoco, hanno deciso diversamente. Una volta tornati in ospedale gli agenti hanno fatto visita all’uomo che superato, lo choc non solo termico, li ha ringraziati per aver cambiato il corso di un gesto che poteva avere un epilogo irreparabile. Missione compiuta per il personale della questura schierato nel salvataggio con gli assistenti capo Johnny Tozzini e Nicola Caravelli, gli agenti Alessandro Scirà e Camilla Matteuzzi con l’ispettore Paolo Rossi a gestire le chiamate dalla centrale operativa. —
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