Il Tirreno

Pisa

La salute? Scherziamoci un po’ su con le frasi del vernacolo pisano

fabio vasarelli

La saggezza popolare attraverso numerosi proverbi legati al territorio e ai detti dei nostri nonni

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fabio vasarelli

Oggi non si parla di date e di fatti storici, ma di saggezza popolare. Visto il periodo non facile, è giusto sorridere un po’ con le parole del nostro vernacolo pisano. Se cercate la parola “proverbio”, troverete quasi certamente questa definizione: “Breve motto, di larga diffusione e antica tradizione, che esprime, in forma stringata e incisiva, un pensiero o, più spesso, una norma desunti dall’esperienza”. Pisa è piena di proverbi, legati al territorio o anche comuni ad altre regioni. La tematica scelta è proprio quella della salute. Leggende o sacrosante verità? Di seguito, dunque, una selezioni di detti in vernacolo (tradotti letteralmente) e qualche sonetto d’autore.

Meglio un ciùo sano che un dottore malato (Nella cultura popolare è sempre meglio la salute che l’erudizione).

A bocca malata è amaro anco’r miele (Anche il miele sembra amaro a chi è ammalato).

Anno bisèsto, cattivo e funesto (Si è sempre creduto che gli anni bisestili fossero portatori di sciagure; il 2020 è un anno bisestile…).

E ‘varini spesi per la salute ‘un son mai buttati via (Il proverbio è riferibile soprattutto alle spese per farmaci e per analisi e visite medico/specialistiche).

Sanità ‘n senza ‘varini, gliè già mèzza malattia (Immediato rovescio della medaglia del concetto espresso nel proverbio precedente, da parte di chi ha una visione più concreta e realistica della vita; del resto, se non ci sono soldi, manca la materia prima essenziale per potersi eventualmente curare).

‘N zinché bocca ‘hiede e culo rende, si va ‘n dòmo alle medicine e a chi le vende (Non c’è motivo di preoccuparsi finché le suddette funzioni fisiologiche sono molto regolari).

Chi ‘un cura ‘r pòo, cura ‘r tanto (Chi non cura un piccolo male, dovrà curarne uno grande, ovvero la malattia deve essere sempre presa per tempo).

Chi ha salute e sanità è straricco e nun lo sa (La salute è la più grande, tra le ricchezze, che un uomo possa avere).

Er male fa presto a vieni’, ma no a riandàssene (La malattia arriva solitamente in fretta, ma se ne va lentamente).

Febbre atunnale, o lunga o mortale (Nella nostra pianura, in passato assai paludosa, alla fine dell’estate scoppiavano le epidemie di malaria e altro, che talvolta si concludevano con la morte di parecchi individui).

Chi piscia ‘hiàro, va ‘n dòmo ar mèdïo (I soggetti sani non hanno bisogno di nessuno, ma anche, in senso figurato, chi ha la coscienza tranquilla non teme né controlli né controllori).

Acqua, dieta e serviziale ti guariscan da ogni male (Sono elencati alcuni dei rimedi tradizionali della medicina popolare).

Vecchio ‘he si ‘ura, cent’anni dura (Coloro che hanno cura della propria salute, vivono più a lungo).

Ha’ voglia di bé’ òva, ‘un ti rimètti (Nel contado pisano si dice spesso nei confronti di chi è gracile e strutturalmente debole, tanto che non basta un semplice ricostituente per ridargli salute).

Mar che dura, vien a noia anc’alle mura (Le malattie troppo lunghe vengono a noia a tutti).

Meglio spènde’ ner mangià’ che nelle medicine (È preferibile spendere nell’alimentazione che nei farmaci, perché chi lo fa ha certamente la salute).

Sole da vetro e aria da fessura, mandan presto ‘n seportura (In riferimento a chi sta in casa troppo e prende il sole dietro ai vetri e gli spifferi, che sono considerati deleteri per la salute).

Trómba di ‘ulo, sanità di ‘òrpo (Il meteorismo è sempre stato considerato un sintomo di buona salute corporale).

Tutto s’accòmoda, fòrché l’osso der collo (Equivale al più conosciuto “a tutto c’è rimedio, fuorché alla morte”).

La febbre si nutrisce da sé (In passato era diffusa la credenza popolare che la febbre fosse una malattia che rendesse inutile l’alimentazione).

Frati e malanni vanno sempre a coppia (Riferito alle malattie, che arrivano a coppia, proprio come i frati quando vanno a fare la questua).

Chi ‘un ha arte, mèdïo si facci (In passato era popolare credenza che chi esercitasse la professione di medico, non sapesse praticare altri mestieri e spesso si comportava da ciarlatano).

Er mèdïo pietoso fa la piaga puzzolente (Detto noto in altre regioni italiane e usato anche in senso figurato, per indicare i casi in cui è necessario un intervento radicale e definitivo). —© RIPRODUZIONE RISERVATA



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