Il Tirreno

Pisa

«Sarà la fantasia della carità a farci trovare segni di vicinanza»

Valentina landucci

La Caritas non potrà, probabilmente, organizzare il tradizionale pranzo per i poveri che già oggi sono costretti a mangiare all’aperto  

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per gli ultimi

Il problema, sia ben chiaro, non è solo quello, in prospettiva, del pranzo di Natale. Finché c’era la bella stagione e un’ emergenza Covid meno stringente di quella attuale mangiare all’aperto per chi un tetto non ce l’ha poteva anche essere accettabile. Adesso con il freddo, spesso con la pioggia, l’emergenza colpisce più duramente chi già ne fa le spese più di altri: i poveri. Quell’unico momento di pace, di ristoro seduti a un tavolino, al coperto, al caldo offerto dalla mensa della Caritas è diventato un miraggio. Una possibilità scomparsa dall’orizzonte di una quotidianità a dir poco complicata. E difficilmente le cose cambieranno per Natale. Insomma, niente tradizionale pranzo natalizio alla mensa della Caritas. Ma, come detto, il tema appartiene più alla stringente quotidianità che alla prospettiva di una festività che sarà diversa per tutti, anche e soprattutto per gli ultimi.

Lo conferma don Emanuele Morelli, direttore della Caritas diocesana di Pisa. Che conferma come, tra le preoccupazioni sue e dell’arcivescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto per questa seconda fase della pandemia, ci sia l’impossibilità di assicurare un tetto e un tavolino, anche solo per un unico pasto caldo, ai tanti, tantissimi che si rivolgono alla mensa della Caritas di via del Cottolengo: «120 le persone in media tutti i giorni – racconta don Morelli – alle quali forniamo un pasto caldo da asporto».

«Ci piacerebbe offrirgli un tavolo – spiega – , un tetto dove possono consumare seduti e al caldo il loro pasto. E devo confessare che ci stiamo lavorando con la rete del terzo settore e la collaborazione dell’amministrazione comunale. Stiamo pensando a una soluzione per mettere almeno a sedere queste persone».

E per Natale? «Ormai da marzo siamo abituati a vivere alla giornata, giorno per giorno – continua il direttore della Caritas –, progettiamo e speriamo di poter attuare anche questa mensa diversa. Sarà comunque un Natale diverso per tanti, per tutti. Anche per me: ho genitori molto anziani, non potrò andare a fare il Natale per non esporli a rischi». Eppure non c’è da abbattersi. «La fantasia della carità potrà permetterci di esprimere la bellezza del Natale in modi e forme inattese e insperate. Ci stanno cercando molte realtà del territorio per costruire insieme con noi dei segni di condivisione: dai ragazzi della Curva nord alle associazioni legate alle famiglie, a gruppi di amici. Possiamo insieme inventare segni per farci prossimi alle famiglie che seguiamo come Caritas o nell’ambito delle reti Caritas. Anche i volontari della mensa hanno espresso la propria disponibilità in questo senso suggerendo di mettere nel cestino di Natale un panettone o un pandoro monoporzione, un torrone, qualcosa che ricordi - pur piccola e insignificante - la vicinanza, la prossimità alle persone più fragili. Vediamo cosa riusciremo a fare». —



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