Italia
Maradona eccezionale nel bene e nel male come tutti i geni: neuropatici e superdotati
Dell’Osso (clinica psichiatrica dell'Università di Pisa) e Lorenzi (psichiatra a Careggi) sul “dio del calcio”: «Come scritto nel nostro libro “Genio e follia 2.0” aveva tratti atipici che lo portavano fuori dal coro in un mix di grandezze e miserie»
Il “divino” Maradona, il “genio” del pallone, il “numero uno”, “eterno”… ma anche “cocainomane”, “puttaniere”, “truffatore”, “evasore”, “violento”. La lista degli elogi (e degli epiteti) sarebbe lunga, molto più lunga. Il mondo tutto ha commentato la sua morte con aggettivi superlativi che attingono a (quasi) tutti i vizi e le virtù umane. I giornali, a cominciare dai più grandi e seriosi, gli hanno dedicato pagine e pagine. Con un altro risultato eccezionale, il Pibe de Oro è riuscito, anche da morto, a mettere in secondo piano la pandemia, le guerre, le elezioni americane. Ancora “fuori dal coro”, oltre le righe, come del resto è stata la sua vita.
Anche per chi non è appassionato di calcio non è facile cancellare certi ricordi. Come quando fece gol calciando dalla riga di fondo del campo, forzando tutte le regole della fisica e della dinamica. Ed era un piacere vederlo correre con la palla al piede, scartando uno, due, tre avversari e poi passare la palla a un compagno e domandarsi: ma quando l’aveva visto, se da tempo non alzava gli occhi dalla palla?
Non sembrava intelligente, né profondo. Ma di quale intelligenza stiamo parlando? Sul piano dell’intelligenza spaziale (quella che ti fa capire le interrelazioni dei corpi nello spazio) Maradona non aveva rivali: era superdotato. Su altri fronti decisamente no. Non sapeva gestire le relazioni umane, né il denaro. Non sapeva riflettere sulle cose in modo articolato. Anzi, a sentirlo parlare, a conoscere le sue vicende di vita si aveva una diffusa sensazione di minorità. Nel campo di calcio era un trionfatore, un primo assoluto. Fuori molto meno. Spesso un disastro.
Le reazioni dei social e anche di intere comunità (come Napoli o l’Argentina) alla sua morte sono state improntate a un’esaltazione che arriva al delirio collettivo, all’apoteosi (accostamento al dio) o a uno sdegnato rifiuto, a una presa di distanza senza appello.
Maradona è stato eccezionale nel bene e nel male. Era fuori dalla norma. Quasi un’icona di tanti esseri che escono dagli schemi. Sempre al confine fra genialità e follia, fra insufficienza e iperdotazione, fra vette del talento e abisso della perdizione. Maradona non ne ha scansata una che una. Come un eroe del mondo antico. Come un santo medioevale. Come un genio rinascimentale. Come i leader carismatici della contemporaneità. Tutti accomunati dall’eccezionalità, ma anche dall’altra faccia: inadeguatezza, pochezza, meschineria, devianza, riluttanza a seguire le regole più semplici del vivere civile. Personaggio da accogliere dunque a pieno titolo fra quelle figure che appaiono portatori di una dote “divina”, arrivata loro da madre natura (congenita), poi più o meno sviluppata a seconda del contesto e delle circostanze della vita.
Ma in cosa consiste questo dono? Consiste in alcune capacità eccezionali che escono fuori dalla dimensione del comune e del condiviso. Capacità che fanno loro percepire (o li mettono in relazione con) la realtà in modo diverso: “divergente” rispetto al senso comune. Portati a raggiungere vette irraggiungibili per gli altri, ma esposti alla possibilità di altrettante cadute. Spesso le due cose stano insieme. La millenaria saggezza della Chiesa ha da sempre visto come in ogni santo si possa rinvenire un grande peccatore. E l’immaginario collettivo ha sempre messo accanto il genio con il folle.
Nel nostro saggio “Genio e Follia 2.0” (FrancoAngeli, 2019), la tesi è che sia una particolare costituzione cerebrale a rendere alcuni individui eccezionali perché portatori di tratti atipici (neuroatipici), sempre più obbiettivabili con il progresso delle neuroscienze. Qui la causa del loro essere “fuori dal coro”, a prescindere dal campo in cui operano. Che comunque avrà sempre la cifra dell’eccezionalità, al di là delle considerazioni valoriali. Spesso con un misto di grandezze e miserie, anche queste fuori dal coro. Le vie che queste persone si trovano nella loro vita aprono a molteplici approdi. Il primo, e il più frequente, è quello della follia, della devianza psichica, per una spiccata vulnerabilità agli eventi di vita che per i più sono consueti ma che per loro diventano con facilità traumatizzanti. Strettamente connessa con la follia c’è la genialità, spesso a questa sovrapposta. E, ancora più subdolamente, la devianza in senso sociale con vizi e virtù tipiche di personalità eccezionali. Capaci di addivenire a comportamenti eroici e essere effigiati nelle pubbliche piazze, ma anche, in circostanze avverse, essere oggetto della pubblica esecrazione e della sanzione penale. Maradona ha toccato tutti questi vertici. Uno, quello delle capacità spaziali, lo ha portato sugli altari. Gli altri nella banalità e spesso nella polvere. —
Liliana Dell'Osso
Primo Lorenzi
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