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Pisa

Il professor Menichetti gela gli entusiasmi: «Un’eresia pensare di riaprire le scuole»

Carlo Venturini
Il professor Menichetti gela gli entusiasmi: «Un’eresia pensare di riaprire le scuole»

Secondo il primario di Malattie infettive di Cisanello la campagna di vaccinazione non potrà partire prima dell’estate

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/ pisa

«La campagna di vaccinazione anti-Covid non partirà prima dell'estate. Ritengo un'eresia il “liberi tutti” sulle piste da sci e la riapertura delle scuole finché l'indice Rt rimarrà sopra ad uno».

Lo sostiene il professor Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana durante il talk organizzato dall’Università di Pisa nell’ambito del calendario di iniziative di “Bright - La notte delle ricercatrici e dei ricercatori”.

Menichetti parla schiettamente del suo “Tsunami”, e cioè della terapia sierologica con il plasma iperimmune che vede arruolati 390 soggetti per le necessarie ricerche e per i test.

«Due studi, uno indiano e l'altro argentino, non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quello che si sapeva qui a Pisa. Si limitano a dire che il plasma iperimmune non è determinante per la cura del Covid. Aggiungo, però, che soprattutto lo studio indiano ha evidenti pecche e ne ha altre quello argentino». Ma non è questo il punto. «Il punto – prosegue Menichetti – è che noi, anche se siamo stati i primi a lanciare queste ricerche, non siamo sponsor di questo studio, non parteggiamo per noi stessi. Siamo invece, in primis, dei ricercatori e come tali ci muoviamo continuando a portare avanti il nostro progetto che ha sicuramente un forte fondamento di razionalità e ha portato a risultati molto incoraggianti».

Sempre lo scienziato, sulla cura che lo vede pioniere in Italia, aggiunge: «Non dobbiamo fare due errori con la cura al plasma: il primo è di ritenerla una cura salvavita. L'altro errore da non fare, al contrario, è quello di liquidarla come inutile. Va indagata, e quello continueremo a fare».

Da scienziato e da clinico qual è, Menichetti affronta quegli “squilli di tromba” che annunciano festanti l'arrivo dei vincitori e cioè: il vaccino e i farmaci monoclonali. «Non riusciamo – dice – a trovare qualche milione di italiani che si voglia fare il semplice vaccino contro l'influenza e pensiamo di trovare 42 milioni di italiani che si vogliono vaccinare per il Covid? Se anche riuscissimo a fare una vaccinazione di massa e a farla in breve tempo, la campagna di vaccinazione vera e propria potrebbe partire o essere a regime in estate. E l'inverno è lungo».

Sui farmaci monoclonali sempre il prof afferma: «Che cosa sappiamo di questi farmaci? Ci sono evidenze scientifiche, test, studi che testimoniano la loro sicura efficacia? No. Si sa solo che hanno funzionato per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ma siamo sicuri che lui abbia avuto il Covid? Vi assicuro che non ho visto nessuno riprendersi così bene e così velocemente dopo soli tre giorni. Neppure in periodo pasquale».

Cosa rimane dunque? «Il buon vecchio cortisone ma con tutte le controindicazione del caso. E poi l'ossigeno-terapia. Ma ciò che si deve fare è l'implementazione della medicina territoriale. Bisogna prendere in tempo l'insorgenza della malattia e bisogna arginarla sul territorio, anche nelle case. Non dobbiamo arrivare ad ingolfare i pronto soccorso o i reparti. E poi permettetemi: l'inverno sarà lungo, cerchiamo di stare a casa, con pazienza, e non parliamo per favore di voler andare a sciare o di riaprire le scuole quando l'indice Rt è ancora sopra uno».

Alla videoconferenza dell’Università di Pisa, era presente anche Gaetano Privitera, docente di Igiene generale e applicata dell'Ateneo: «Il Covid – ha spiegato – ci ha riportato al quindicesimo secolo in un periodo pre-medicina, quando cioè non c'erano cure se non l'isolamento e l'igiene. Ecco, riappropriamoci di quanto perso e cioè l'igiene e la bonifica degli ambienti». —

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di Redazione web