Il Tirreno

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andrea ferrante (piazza grande pd) 

«Moschea, Capitale della cultura e stadio: Conti, la misura è colma»

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«Gira la voce secondo cui il Comune non sarebbe riuscito a presentare il ricorso al Consiglio di Stato, più volte enfaticamente annunciato, contro la sentenza del Tar che ha riconosciuto alla comunità islamica di Pisa il diritto ad edificare la propria moschea. Un diritto sacrosanto, dato che si tratta di un progetto conforme alle previsioni urbanistiche, avversato per colpire l’ancora più indiscutibile diritto costituzionale alla libertà di culto», rivela Andrea Ferrante, ex assessore e coordinatore di Piazza Grande Pisa, l’ala zingarettiana del Pd.

«Rivelando una concezione strumentale e furbesca dei procedimenti amministrativi e del dibattito politico pubblico - prosegue Ferrante - l’amministrazione Conti ha inizialmente sostenuto la necessità di “sostituire” alla moschea un parcheggio per ragioni urbanistiche legate al progetto del nuovo stadio. Un modo, secondo un pensiero un po’ facilone, per collegare le istanze di una minoranza intollerante della città con quelle della maggioranza naturalmente attaccata ai colori nerazzurri. Il pasticcio che ne è conseguito è sotto gli occhi di tutti. Incertezze nella prosecuzione dell’iter dello stadio ed un pantano amministrativo che speriamo non finisca per generare obblighi risarcitori».

«Conti - aggiunge - ha il dovere di comunicare alla città con parole chiare se per lui la questione moschea è conclusa e se il Comune farà o non farà ricorso (come da lui deciso con atto del 3 luglio scorso), ammesso che possa ancora farlo. L’amministrazione deve altrimenti procedere immediatamente a rilasciare il dovuto permesso a costruire, senza ostruzionismi e scorrettezze, rassicurando noi tutti sul rispetto delle leggi e dei diritti dei cittadini. Il dubbio è che questa vicenda, dopo aver mostrato il lato becero della destra pisana, metta in evidenza anche il lato fantozziano, già iconicamente rappresentato in una memorabile inaugurazione di un paio di anni fa. Quello della semplice incapacità di amministrare».

Ferrante elenca poi quelle che definisce «défaillance». Nella vicenda Covid «il Comune è resta assente. Anzi, si è lisciato il pelo agli organizzatori di iniziative scomposte nei toni e nei modi e sbagliate nei contenuti, al limite del negazionismo». Ancora Ferrante: «Come non criticare poi la dispotica disapplicazione dello Statuto comunale, che prevede l’elezione dei nuovi Consigli Territoriali». Inoltre, «solo pochi giorni fa Pisa è stata umiliata dell’esclusione dalla finale (mai successo prima, mentre ora ci hanno preferito anche Pieve di Soligo) per la scelta della Capitale della Cultura». Ferrante interviene anche sul progetto tramvia «che avrebbe meritato seri approfondimenti, anche alla luce delle nuove tecnologie. Sono le stesse associazioni che pure appoggerebbero l’ipotesi a lamentare punti critici che rischiano di far fallire la richiesta di finanziamenti».

«Non voglio farla lunga e mi fermo - conclude -. Resta il dovere, per tutti coloro che vogliono bene a Pisa, di chiedere a questa amministrazione di farsi da parte. Attraversiamo un frangente storico troppo complicato per poter perdere colpi in questo modo. Non bastano le aiuole fiorite a dare una prospettiva al territorio. Pisa rischia di arretrare in maniera irreversibile. La misura è colma». —

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