Una capsula con “super poteri” contro il cancro all’intestino
Pisa
Una capsula sensorizzata, ad alto grado di autonomia e guidata dall’esterno da un braccio robotico, per effettuare uno screening accurato dell’apparato digerente e contrastare le malattie che interessano questa parte del corpo, ad oggi la prima causa di ricovero ospedaliero in Italia e in molti altri paesi industrializzati. È questo lo scopo del progetto “Autocapsule”, finanziato dalla Commissione europea a un consorzio di enti di ricerca e imprese coordinato da Giuseppe Iannaccone, docente di Elettronica al dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa.
«Con “Autocapsule” svilupperemo capsule sensorizzate con diversi “superpoteri” – afferma Iannaccone –. Potranno essere impiantate nel tratto gastrointestinale per diverse settimane, al fine di monitorare un’area specifica, oppure essere guidate da un braccio robotico per effettuare un’endoscopia ad alta precisione. Il sistema di sensori “a bordo” delle capsule consentirà di ottenere immagini ottiche e a micro-ultrasuoni e di monitorare il ph e l’infiammazione, in modo da consentire la diagnosi precoce della malattia intestinale e del cancro del colon-retto, e monitorare l’efficacia delle cure».
Il gruppo di ricerca al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione si occuperà dello sviluppo dell’elettronica necessaria per pilotare i sensori, acquisire i segnali, comunicare con l’esterno e fornire potenza alla capsula in modo wireless attraverso il corpo umano. Elettronica che sarà tutta realizzata su chip, per occupare poco spazio e consumare poca potenza.
Il progetto è iniziato il 1° novembre, ha una durata di 4 anni ed è condotto da un consorzio di cui fanno parte l’Università di Leeds, l’Università di Glasgow, Ime, Quantavis, oltre all’Università di Pisa (coordinatrice). È finanziato nell’ambito del pilastro Excellent Science del programma quadro Horizon 2020 della Commissione europea.
La visione di “Autocapsule” è di lungo termine e il progetto appena iniziato ha il compito di dimostrare la fattibilità della tecnologia. Oltre che da ingegneri, il consorzio sarà supportato da un gruppo di esperti clinici e da imprese nel settore biomedicale e robotico, in modo da avere un riscontro sulla trasferibilità della ricerca nel settore clinico e industriale. —
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