Il Tirreno

Pisa

La biofarmaceutica regala a Pisa un investimento da 16 milioni di euro

danilo renzullo
La biofarmaceutica regala a Pisa un investimento da 16 milioni di euro

Previste anche decine di nuove assunzioni nel piano varato dal colosso Takeda per la sede di Ospedaletto

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Un maxi investimento per modernizzare, rendere più efficiente e incrementare la produzione di albumina. Takeda, colosso farmaceutico e leader nel settore della biofarmaceutica, vara un piano da circa 16 milioni di investimenti per lo stabilimento di Ospedaletto e “cementifica” la sua presenza a Pisa.

La società ha approvato un piano di sviluppo che nei prossimi anni porterà a concretizzare un progetto di adeguamento della linea di produzione pisana alle più moderne tecnologie con l'obiettivo di incrementare la produzione di albumina, una proteina del plasma, attraverso la cosiddetta Isolator Technology, un'innovativa tecnologia nel settore. Il piano sarà accompagnato da decine di nuove assunzioni. Personale specializzato e operativo per rendere ancora più efficiente quello che sarà uno degli stabilimenti più all'avanguardia del mondo, già oggi capace di coprire con le sue forniture la maggior parte della richiesta mondiale. «L’obiettivo è ambizioso – spiega Massimiliano Barberis, direttore degli stabilimenti produttivi Takeda in Italia –: raddoppiare la capacità produttiva nei prossimi anni. Il nuovo investimento da 16 milioni di euro permetterà di raggiungere questo traguardo grazie all’aggiornamento della linea di produzione dell’albumina con una tecnologia d’avanguardia che sostituirà gradualmente, a partire dal 2024, l’attuale linea».

Una sfida ritenuta «storica» dalla società, presente, con stabilimenti e prodotti, in quasi tutto il mondo. «Si tratta di un risultato straordinario – aggiunge Barberis – che riconosce il valore della manifattura in Italia e garantisce un futuro per lo stabilimento pisano almeno per i prossimi venti anni. L’impianto, oltre ad includere svariati miglioramenti tecnologici, sarà anche in grado di raccogliere e gestire flussi di dati di processo, in linea con le recenti innovazioni nel campo della digitalizzazione. Tutto questo – prosegue il direttore degli stabilimenti produttivi Takeda in Italia – significa riuscire a garantire una migliore fornitura di farmaci salvavita per i nostri pazienti di tutto il mondo. L’albumina, infatti, copre un ampio spettro di patologie o di stati fisiologici, quali insufficienza epatica, sindrome nefritica, ipovolemia, difficoltà respiratorie e shock».

Il progetto renderà lo stabilimento pisano uno dei più avanzati al mondo, in grado di gestire anche il crescente aumento di domanda di farmaci plasmaderivati. L’incremento della capacità produttiva, avrà positive ricadute anche sul piano occupazionale. La società prevede infatti anche alcune decine di nuove assunzioni, in particolare di personale specializzato e operativo che dovrà affiancare gli oltre 150 dipendenti già impiegati nel sito pisano (uno dei due stabilimenti italiani dell'azienda, l'altro è a Rieti), principale fornitore di albumina per la maggior parte dei Paesi e, da alcuni mesi, impegnato insieme allo stabilimento laziale, a trasformare in farmaci salvavita il plasma donato nelle strutture trasfusionali di Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise e dell'Ispettorato generale della sanità militare per concretizzare l’ambizioso obiettivo di rendere l’Italia autosufficiente nella disponibilità di farmaci emoderivati. —



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