Il Tirreno

Pisa

«Un’ipocrisia lasciare aperti i negozi e poi vietare gli spostamenti»

«Un’ipocrisia lasciare aperti i negozi e poi vietare gli spostamenti»

Decreto Ristori/2: Confcommercio critica i criteri di erogazione degli aiuti. «Sono una goccia nel mare, l’accettiamo come mancia» 

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«È un errore da matita blu valutare il danno economico patito da migliaia di imprese utilizzando come unico criterio quello sanitario, legato al colore delle zone gialle, arancione e rosse». Confcommercio Provincia di Pisa, per bocca del suo direttore Federico Pieragnoli, non nutre dubbi in proposito: «L’unico criterio che il coverno avrebbe dovuto adottare è quello del mancato fatturato in confronto all’anno precedente, erogando fino al 75% del mancato». Entrando nel merito del decreto “Ristori” e “Ristori Bis” Pieragnoli puntualizza che «considerando l’entità irrisoria degli importi erogati, che stanno arrivando, la cosa migliore da fare era cancellare in toto tutti gli adempimenti fiscali e contributivi del 2020. Poi, decidere come ha fatto il governo, di non chiudere certi tipi di attività, penso agli esercizi commerciali al dettaglio, in un quadro in cui è vietato lo spostamento addirittura tra comune e comune è solo un esercizio di ipocrisia, che non vieta il lavoro e le vendite ma di fatto le rende impossibili. Nei centri storici e nelle zone a vocazione commerciale è il deserto, e come tale gli imprenditori si trovano a sostenere tutte le spese, senza incassare alcunché». Marcello Mosca, titolare dell’Angolo Bar sulla Tosco Romagnola, ha ricevuto i soldi del decreto “Ristori” direttamente sul proprio conto corrente. «Proprio martedì 10 novembre mi sono visto recapitare una somma corrispondente al 150% di quanto ricevuto a luglio, così come annunciato dal governo i giorni precedenti – spiega Mosca –. In tutta sincerità non è una cifra che risolve la vita, ma come mancia l’accettiamo volentieri, anche perché ci è arrivata tempestivamente. Dobbiamo ancora pagare Inps, acconti e altri adempimenti fiscali, che purtroppo non ci sono stati cancellati e questi soldi ci serviranno soprattutto per rimanere in pari con le tasse. Una goccia rispetto al mare di spese e mancati incassi che gravano sulle nostre attività. Purtroppo, da quando siamo stati inseriti nella zona arancione lavoriamo in condizioni che non sono consone ad un pubblico esercizio, con la gente costretta fuori del locale e senza neanche la possibilità di usufruire dei servizi igienici». Insomma, il contributo è bene accetto ma c’è da guardare al futuro: «Abbiamo bisogno di altra liquidità non solo per sopravvivere come azienda, ma anche pensando ai nostri dipendenti verso i quali io come imprenditore ho una grande responsabilità. Ne ho due, che volutamente non ho messo in cassa integrazione, perché non avrebbero di che pagare tra affitti, tasse e spese varie». È molto amareggiato Massimo Peri del negozio di abbigliamento Guidi Uomo di corso Italia, escluso come tutti quel del suo settore dal decreto “Ristori”: «Ci hanno lasciato aperti ma in pratica siamo in lockdown e senza ricevere nessun contributo. Così facendo ci affossano definitivamente. In corso Italia non gira più nessuno, e il calo si è visto prima ancora della chiusura. Noi negozi del settore moda siamo in una sofferenza estrema. Gli unici che hanno campo libero e incrementano gli affari sono le grandi multinazionale dell’online». —

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di Redazione web