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Pisa

cinque anni fa 

Fusione tra scali e poltrone, lo “strappo” clamoroso di Danti

Fusione tra scali e poltrone, lo “strappo” clamoroso di Danti

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PISA

«Oggi consegno al sindaco la lettera di dimissioni». Era il 9 febbraio di cinque anni fa. Il giorno precedente all’assemblea che decretò il sì alla fusione tra gli aeroporti di Pisa e Firenze, Dario Danti anticipò al Tirreno il suo “strappo” politico con Palazzo Gambacorti, dove ricopriva la carica di assessore alla cultura come esponente di Sinistra Ecologia Libertà nella seconda giunta Filippeschi. Un’altra poltrona che saltò, oltre a quella di Costantino Cavallaro, in quei giorni in cui l’unione tra il Galilei ed il Vespucci, sotto la regia dell’allora premier Matteo Renzi, monopolizzava le cronache toscane.

«Eravamo e restiamo contro la privatizzazione del sistema aeroportuale toscano - diceva Danti -. La pista da 2.400 metri è in contrasto con gli atti di programmazione regionale (il Pit la fissa a 2.000) e devasterà ambientalmente la piana fiorentina. Già siamo stati contrari allo Sblocca Italia che ha stanziato 50 milioni per Peretola. Il governo ora darà 100 milioni di euro proprio per finanziare questa grande opera che noi giudichiamo inutile e dannosa. Il governo doveva invece investire risorse nel trasporto pubblico per i pendolari e nel riassetto idrogeologico del Paese. Noi di Sel siamo coerenti da Firenze a Prato, a Pisa, a Roma». Le sue dimissioni da assessore vanno di conseguenza? «Certo - rispose Danti - ed oggi consegno la lettera che lo sancisce ufficialmente».

Qualche tempo dopo a Danti venne chiesto: cosa le ha dato più fastidio in quei giorni? «L’accusa di essermi dimesso per passare ad una poltrona più grande. Un modo di ragionare cinico ed opportunista. Pensavano o volevano far credere che l’avevo fatto per candidarmi alle regionali. Nei fatti c’è stata la risposta più chiara». —

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