Lutto
«Costi maggiori dei ricavi, aspettiamo tempi migliori»
Bruno Tozzini dell’omonima caffetteria di via Oberdan nel centro città spiega le ragioni della chiusura: i clienti non ci sono, le spese invece sì
In Borgo si accendono le luci di Natale, ma restare aperti è dura. Pochi pisani in giro ed allora… le saracinesche delle attività si abbassano in attesa di tempi migliori.
Tra i bar che hanno deciso, per il momento, in seguito alle normative del nuovo Dpcm, di non tentare la strada del take away c’è anche la caffetteria Tozzini di via Oberdan. Un punto di riferimento per chi ama trascorrere un momento di relax seduto nella comoda sala interna o fuori sulla pedana con vista passeggio. Bruno Tozzini, 63 anni, titolare del locale, ha deciso, per il momento, di fermarsi qui, ma non esclude di ripartire a breve. La voglia è tanta e il lavoro di una vita non può essere messo all'angolo per colpa di un virus.
«Tutto dipende dalla situazione – afferma l'imprenditore –, al momento non buona. I clienti sono pochi, mentre i costi fissi restavano invariati, ma non bisogna perdere la speranza». Una decisione non semplice, in un contesto storico complesso, per chi come Bruno Tozzini ama il suo lavoro. Una professione iniziata tantissimi anni fa e portata avanti sempre con grande passione. Prima della caffetteria in via Oberdan, aperta nel 2012, Bruno ha gestito per tantissimi anni il bar all’interno della facoltà di Economia alle Piagge, un punto di ristoro per generazioni di studenti e docenti. Poi, la decisione otto anni fa si spostarsi nel centro con l’apertura di un nuovo locale, nel salotto buono di Pisa. Una scelta azzeccata, se non fosse stato per il Covid che in questi mesi ha minato le certezze di molti.
«In verità – afferma Tozzini – non mi sarei mai immaginato di vivere una situazione del genere. Essere costretto a chiudere, anche se momentaneamente, il mio locale per mancanza di clienti per colpa di un virus». Ma la realtà è questa e c’è ben poco da fare. E anche una impresa familiare come quella di Tozzini (nel bar insieme a lui lavorano la moglie Sandra e la cognata Annalisa) ha dovuto arrendersi all’evidenza. «Stare aperti in queste condizioni non ne vale la pena – spiega Tozzini – i costi sono maggiori dei ricavi». E poi non bisogna tralasciare il lato psicologico di tutta questa vicenda o meglio di chi in questi mesi per colpa del Covid ha visto la sua vita lavorativa completamente cambiata, se non stravolta. Bruno Tozzini è una persona forte, ma è innegabile che il contesto nel quale stiamo vivendo mini anche imprenditori come lui. «Questi mesi sono stati molto difficili – racconta –. A marzo sappiamo tutti cosa abbiamo dovuto affrontare in occasione del primo lockdown ed è stata una vera e propria mazzata per noi commercianti. Poi c'è stata l'estate non facile da passare. La mancanza di turisti e studenti in città si è fatta sentire anche per noi che operiamo in centro. Pian piano le cose stavano ricominciando a macinare, non con gli incassi di una volta, ma si intravedeva qualche spiraglio ed ecco che di nuovo è piombata la paura e il Covid che ha fatto il resto». Ma la vita per chi ha una partita Iva non si ferma. «I costi fissi rimangono – conclude Tozzini – le bollette da pagare non spariscono, l'affitto del fondo c'è, anche se i proprietari comprendono la situazione e ti vengono incontro. Mentre, al momento, non ho visto alcun ristoro da parte del governo e mia cognata in questi mesi ha avuto la cassa integrazione a singhiozzo. Che dire? Speriamo in tempi migliori anche se la quotidianità è dura e il morale è a terra. Io comunque sono pronto a ripartire. Il lavoro è la mia vita e il mio bar la mia casa». —
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