Il Tirreno

Pisa

«Cambiare subito rotta e coinvolgere gli esperti che hanno soluzioni»

«Cambiare subito rotta e coinvolgere gli esperti che hanno soluzioni»

Il dirigente di Rianimazione Paolo Malacarne denuncia «una evidente impreparazione» nella gestione degli spazi dove accogliere i malati 

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«Mancano i posti letto intensivi e sub-intensivi per i malati Covid? Purtroppo sì !»

Dopo l’intemerata del 27 ottobre con la quale denunciava attese indegne al pronto soccorso per ricoverare i pazienti Covid, il primario di rianimazione Paolo Malacarne torna a mettere il dito del medico nella piaga dei servizi ospedalieri. Lo fa con un lungo intervento su Facebook.

«Come era facilmente prevedibile e previsto (almeno da parte di chi giorno e notte ha lavorato e lavora con i malati Covid e ha il polso della situazione) dopo la carenza dei posti letto ordinari (in qualche modo in risoluzione nonostante le lamentele a me poco comprensibili di alcuni sindaci di città dove insistono alcuni “piccoli ospedali” riconvertiti da “non Covid” a “misti”) è arrivata la carenza dei posti letto intensivi e sub-intensivi – afferma il dirigente medico –. La percentuale di malati gravi di questa recrudescenza appare minore rispetto a quella di marzo-maggio, ma aumentando il numero totale dei malati, si sapeva che si sarebbe arrivati ad un aumento dei malati intensivi e sub-intensivi. Ovvio. Nelle ultime 48 ore ho fatto consulenza, tra gli altri, a 4 malati che sono rimasti in pronto soccorso a Cisanello infilati nel famoso “casco da Cpap” per almeno 24 ore prima di trovare un posto letto intensivo-sub-intensivo (i cittadini di Pisa e zone limitrofe dovrebbero non finire mai di ringraziare chi al pronto soccorso, medici, infermieri, Oss e personale addetto alla sanificazione, li assiste come se fossero già ricoverati in un letto.... che però non c’è)».

Il dottor Malacarne aggiunge che «nelle ultime 48 ore a Pisa abbiamo viaggiato costantemente con 0 (nessuno) o un posto letto intensivo-sub-intensivo libero o liberabile sui 32 disponibili. E domani ? E nel resto della nostra Area Vasta, a quanto mi raccontano i miei colleghi rianimatori, la situazione non è molto diversa. Eppure a fine maggio, i primari di rianimazione dell’Area Vasta avevano fornito alle rispettive direzioni aziendali un prospetto molto semplice nel quale si specificavano, ospedale per ospedale, quali e quanti letti intensivi/sub-intensivi si sarebbero dovuti aprire in caso di recrudescenza pandemica, incrementando il numero con la progressiva saturazione (80%) dei letti utilizzati: ad esempio per l’ospedale di Pisa prevedevamo di aprire letti intensivi/sub-intensivi covid dapprima a Cisanello fino a 18; successivamente passare a 24 letti a Cisanello e 6 a Santa Chiara, identificata quest’ultima come struttura meno idonea al trattamento dei malati acuti gravi più complessi e più idonea al trattamento dei malati “ancora ventilati” in fase di “cronicità”, e via dicendo. Con amarezza devo dire che la nostra proposta, almeno a Pisa, è stata ignorata da chi ha preso le decisioni relative a dove e quanti posti letto intensivi e sub-intensivi aprire e con quale personale, decisori tra i quali non ho trovato chi ha effettivamente lavorato a contatto con i malati nella fase di marzo-maggio. Un posto letto intensivo o sub-intensivo salva un malato solo se accanto al monitor e al ventilatore ci sono un medico e un infermiere esperto o meno esperto ma comunque avvezzo alle pratiche anestesiologiche e affiancato da un esperto: è ovvio che all’aumentare della necessità di posti letto intensivi/sub-intensivi si devono forzatamente ridurre quelle attività non di emergenza-urgenza che vedono impegnati quei medici e quegli infermieri esperti o “meno esperti ma comunque avvezzi”, cioè ridurre le attività chirurgiche di elezione rinviabili. È tempo di cambiare rapidamente rotta, e decidere coinvolgendo in queste decisioni chi ha esperienza di questi malati e ha certamente buone idee e soluzioni da proporre». —



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