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Terapie intensive piene a Pisa, il primario: «Pazienti curati col casco al pronto soccorso, così rischiano la vita»
Pisa, Paolo Malacarne lancia un nuovo pesante allarme. E accusa chi non ha ascoltato le proposte dei rianimatori: «Organizzazione decisa da chi non sa nulla dei malati». Intanto, l'azienda conferma la situazione e corre ai ripari
PISA. Un pesante allarme e una pesante accusa. La prima: «Pazienti curati con il casco già al pronto soccorso». La seconda. «Organizzazione decisa da chi non sa nulla dei malati». È la sintesi di un articolato post di Paolo Malacarne, primario di rianimazione a Cisanello. Il suo punto della situazione fa capire quanto lo scenario sia delicato. Ecco le sue parole
SCENARIO PREVEDIBILE
«Mancano i posti letto intensivi e sub-intensivi per i malati covid ? Purtroppo Sì. Come era facilmente prevedibile e previsto (almeno da parte di chi giorno e notte ha lavorato e lavora con i malati covid e ha il polso della situazione) dopo la carenza dei posti letto ordinari (in qualche modo in risoluzione nonostante le lamentele a me poco comprensibili di alcuni sindaci di città dove insistono alcuni “piccoli ospedali” riconvertiti da “non covid” a “misti”) è arrivata la carenza dei posti letto intensivi e sub-intensivi. La percentuale di malati gravi di questa recrudescenza appare minore rispetto a quella di marzo-maggio, ma aumentando il numero totale dei malati, si sapeva che si sarebbe arrivati ad un aumento dei malati intensivi e sub-intensivi (per capirci, quelli col “casco” o quelli intubati”). Ovvio».
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PAZIENTI "CON IL CASCO" AL PS
«Nelle ultime 48 ore ho fatto consulenza, tra gli altri, a 4 malati che sono rimasti in pronto soccorso. Nel mio ospedale infilati nel famoso “casco da CPAP” per almeno 24 ore prima di trovare un posto letto intensivo-sub-intensivo (i cittadini di Pisa e zone limitrofe dovrebbero non finire mai di ringraziare chi al P.S., medici, infermieri, oss e personale addetto alla sanificazione, li assiste come se fossero già ricoverati in un letto....che però non c’è)».
IL PIANO INASCOLTATO
«Nelle ultime 48 ore a Pisa abbiamo viaggiato costantemente con 0 (“nessuno") o 1 letto intensivo-sub-intensivo libero o liberabile sui 32 disponibili. E domani? E nel resto della nostra Area Vasta, a quanto mi raccontano occasionalmente i miei colleghi rianimatori, la situazione non è molto diversa. Eppure a fine maggio, i primari di rianimazione della nostra area vasta avevano fornito alle rispettive direzioni aziendali un prospetto molto semplice nel quale si specificavano, ospedale per ospedale, quali e quanti letti intensivi/sub-intensivi si sarebbero dovuti aprire in caso di recrudescenza pandemica, incrementando progressivamente il numero con la progressiva saturazione (80%) dei letti utilizzati. Ad esempio per l’ospedale di Pisa prevedevamo di aprire letti intensivi/sub-intensivi covid dapprima a Cisanello fino a 18; successivamente passare a 24 letti a Cisanello e 6 a S. Chiara, identificata quest’ultima come struttura meno idonea al trattamento dei malati acuti gravi più complessi e più idonea al trattamento dei malati “ancora ventilati” in fase di “cronicità”, e via dicendo.
Con amarezza devo dire che la nostra proposta, almeno qui a Pisa, è stata totalmente ignorata da chi nelle scorse settimane ha preso le decisioni relative a dove e quanti posti letto intensivi e sub-intensivi aprire e con quale personale, decisori tra i quali non ho trovato chi ha effettivamente lavorato a contatto con i malati nella fase di marzo-maggio».
SERVE PERSONALE ESPERTO
«Un posto letto intensivo o sub-intensivo salva un malato solo se accanto al monitor e al ventilatore ci sono un medico e un infermiere esperto (cioè quelli che già hanno vissuto l’esperienza Covid di marzo-maggio) o meno esperto ma comunque avvezzo alle pratiche anestesiologiche e affiancato da un esperto: è ovvio che all’aumentare della necessità di posti letto intensivi/sub-intensivi si devono forzatamente ridurre quelle attività non di emergenza-urgenza che vedono quotidianamente impegnati quei medici e quegli infermieri esperti o “meno esperti ma comunque avvezzi”, cioè ridurre le attività chirurgiche di elezione rinviabili. E’ tempo di cambiare rapidamente rotta, e decidere coinvolgendo in queste decisioni chi ha esperienza di questi malati e ha certamente buone idee e soluzioni da proporre».
L'AZIENDA CORRE AI RIPARI
E sulla delicata situazione degli ospedali pisani, c'è l'intervento del direttore generale dell'Aoup Silvia Briani, che spiega le ulteriori misure che verranno adottate a partire da domani, 9 novembre, per consentire un'ulteriore espansione dei posti letto Covid. "La rapida diffusione del contagio - si legge in una nota - ha determinato la saturazione degli spazi disponibili nel Covid Hospital del Santa Chiara e, a Cisanello, della Bolla Covid, dell'Edificio 13 e degli altri reparti di area medica riconvertiti in degenze Covid nelle scorse settimane: un piano articolato che ha permesso finora di mantenere in piedi due regimi e quindi di portare avanti, oltre ai percorsi dell'emergenza-urgenza e dell'oncologia, anche l'80% dell'attività chirurgica di elezione, oltre a riservare una quota elevata di posti letto di area medica a servizio del pronto soccorso. Allo stato attuale però - visti i crescenti numeri della pandemia - si pone la necessità di rendere disponibili anche le postazioni di terapia intensiva dell'Edificio 30 di Cisanello, il che comporterà una inevitabile ulteriore riduzione dell'attività chirurgica programmata, che verrà definita in accordo con la Regione e le altre componenti aziendali". Ecco il video messaggio di Silvia Briani.
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