Gioco
Seicento famiglie in più si sono rivolte alla Caritas
I dati della Società della Salute sul fenomeno delle nuove povertà causate dalla pandemia e dagli effetti del lockdown sull’economia locale
PISA
Quella da Covid-19 è un’emergenza sotto ogni punto di vista. Certamente sanitario, ma anche sociale ed economico, che rischia di far ingrossare le file dei nuovi poveri. Persone che prima vivevano del loro lavoro e che ora si trovano a dover ricorrere ad aiuti assistenziali. E Pisa non viene risparmiata: sono circa 600 le famiglie che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas a seguito del periodo emergenziale, mentre circa 300 nuove famiglie sono state prese in carico dalla Società della Salute per i servizi sociali. Questi i dati, preoccupanti, resi noti dalla presidente della Società della Salute ed assessore Gianna Gambaccini durante il convegno “Ricerca e clinica nel quadro del Covid-19 ed implicazioni interdisciplinari sanitarie e giuridiche”, organizzato dal Lions Club Pisa Host con il patrocinio del Comune e trasmesso su Zoom.
Un’iniziativa interamente gratuita per stimolare un confronto tra professionalità diverse, promossa con l’Unione dei giuristi cattolici e Sds, e sostenuta da Enel Spa con una donazione a favore di famiglie ed imprese in difficoltà. «Sono particolarmente colpiti i dipendenti in cassa integrazione, le partite Iva, ma anche il lavoro in nero, spesso fondamentale per la sussistenza», spiega Gambaccini. «Lo stop delle attività produttive per alcuni mesi non esaurisce rapidamente il danno. Nei mesi estivi il Comune ha affidato 170mila euro alla Sds per le famiglie in difficoltà a causa del Covid-19. L’idea era di arrivare a più mensilità, ma a causa delle numerose domande i fondi erano esauriti già il primo mese. Durante il lockdown, tra gli altri interventi in città, sono stati forniti complessivamente 693.250 euro di buoni spesa, assegnati a 2.208 nuclei familiari pisani. Il numero fa riflettere e configura una fascia di nuove povertà, non sempre risolvibili».
Un fenomeno che richiede interventi adeguati. Francesco Menichetti, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana, ospite al convegno, dice: «Molti indicatori sono negativi, come la perdita della tracciabilità dei contatti. In più le condizioni stagionali non ci sono favorevoli. Le cure sono ancora imperfette e non risolutive, così come manca un sufficiente filtro in ingresso ed in uscita dagli ospedali. La medicina territoriale è debole e non ci sono spazi dove ricollocare chi non necessita l’ospedalizzazione, ma non può tornare a casa. La popolazione è stanca, non si affaccia più sui balconi a cantare. Per questo le restrizioni devono servire a raggiungere in tempi definiti obiettivi chiari e misurabili». —
sara venchiarutti
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