Proteste
Quaranta anni fa moriva il “padre” del monumento della Romagna
Storia e memoria: chi era Vittorio Benotto, politico della Dc e storico sindacalista
il ricordo
Sono passati 40 anni dalla sua scomparsa. Ma il ricordo di chi era e di cosa ha fatto per la comunità nella quale ha vissuto restano indelebili nella memoria di molti e nel cuore di chi lo ha conosciuto da vicino e gli ha voluto bene.
C’è molta storia recente di Pisa e del suo territorio nella vita di Vittorino, ma per tutti Vittorio, Benotto, zio di monsignor Giovanni Paolo Benotto. Una storia segnata dalle sofferenze della guerra ma anche dalla forza di una comunità che anche grazie a Vittorio Benotto ha trovato la forza di ripartire. E proprio per questo, a 40 anni dalla morte, i figli di Benotto hanno voluto rendergli omaggio ricordando le principali iniziative messe in campo per la sua gente.
Tra le più visibili certamente la realizzazione del monumento della Romagna, luogo di memoria e omaggio alle vittime della strage nazifascista nella quale persero la vita 69 persone. Vittorio ha rischiato di essere una di quelle vittime. Appena ventenne, già molto attivo nei gruppi dell’Azione Cattolica giovanile, animatore in particolare della comunità cattolica intorno alla parrocchia di Pugnano, fu catturato dalle Ss tedesche. Era la mattina del 7 agosto del 1944. Finì in un campo di lavoro nel Bolognese ma riuscì a fuggire e rimase nascosto grazie all’aiuto di don Giulio Salvi, poi medaglia d’oro al valor civile, con il quale rimase in amicizia per tutta la vita. Impiegò un anno a fare ritorno a Pugnano per scoprire di aver perso alla Romagna tanti amici e conoscenti. «Si fece ancora più forte in lui la voglia di lottare contro le guerre – scrivono i figli Gabriele, Stefano, Maria Gabriella e Maria Cristina –, contro i regimi dittatoriali e affinché quelle persone non fossero morte invano decise immediatamente che onorarle era ricordarle». Così coinvolse gli amici dell’Azione Cattolica «e costruirono insieme – prosegue il racconto – il primo “Cippo della Romagna”. Negli anni Sessanta riuscì a sostituire il piccolo cippo, costruendo il monumento che tutti noi conosciamo».
Si impegnò anche in politica e fu lui a fondare nel 1948 delle sezioni della Dc in Valdiserchio. Divenne anche consigliere comunale e dall’opposizione, contro l’allora Partito comunista che a San Giuliano era maggioranza assoluta, portò avanti battaglie anche dure per difendere le proprie idee.
Negli anni Cinquanta iniziò a lavorare all’ospedale di Pisa «e da lì, viste le condizioni di lavoro – ricordano i figli – iniziò a impegnarsi per i diritti dei lavoratori e nel 1951 fu il fondatore di alcune sezioni sindacali Cisl pisane». Del sindacato fu anche segretario regionale e provinciale per la FisosCisl.
Tanti i riconoscimenti ottenuti per il suo impegno professionale, politico e sindacale a cominciare dal titolo di Cavaliere del Lavoro nel 1960 e successivamente quello di Ufficiale della Repubblica. Il 7 novembre del 1980 la prematura scomparsa a soli 57 anni. —
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