Il Tirreno

Pisa

La sentenza sulla tragedia di calambrone 

Carcere a vita per il boia di Samantha

pietro barghigiani
Carcere a vita per il boia di Samantha

La Cassazione respinge il ricorso del patrigno della piccola di 3 anni uccisa con botte e calci in una baracca nel 2016

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Un fine pena mai per Tonino Krstic. Resta l’ergastolo per il patrigno della piccola Samantha, uccisa in una baracca a Calambrone il 27 aprile del 2016, dopo giorni di botte e sevizie. E con il soccorso negato dallo stesso autore dei pestaggi quando in orario che poteva essere risolutivo per salvare la bimba all’operatore del 118 indicò un indirizzo sbagliato. Ore perse, minuti fatali per il destino della bambina di 3 anni sfinita dalle violenze subìte dal 35enne serbo arrestato dai carabinieri la sera stessa della scoperta del corpicino senza vita in una baracca a Calambrone.

Ora quel tugurio è stato abbattuto. Sarebbe stato un simbolo involontario di un omicidio che scosse le coscienze di una comunità e anche di investigatori e inquirenti. Per l’età della vittima e per quello che l’autopsia lasciò scritto nelle carte processuali. Un calvario per Samantha, picchiata e presa a calci, presa per i capelli che le venivano pure strappati.

Assistito dall’avvocato Massimiliano Palena, l’imputato ha sperato fino a ieri sera di ottenere un nuovo processo d’appello. I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto motivata e corretta la sentenza della Corte d’Appello che inflisse l’ergastolo al boia di Samantha dichiarando inammissibile il ricorso così come chiesto dal sostituto procuratore generale. Hanno annullato, senza rinvio, l’aggravante delle sevizie. Ma l’ergastolo resta.

In primo grado Kristic era stato condannato a 30 anni. Non gli avevano riconosciuto le aggravanti delle sevizie accolte, invece, in appello. Il pm di Pisa Giancarlo Dominijanni aveva invocato una pena esemplare: ergastolo con isolamento diurno a vita. Alla fine la sua tesi ha ricevuto - ad eccezione dell’isolamento - il sigillo della Cassazione.

La tragedia di Calambrone non esaurisce il suo profilo giudiziario con il verdetto di ieri sera. Lo stesso pm ha chiesto il rinvio a giudizio della mamma di Samantha, Francisca Juana de Olmo, 38 anni, dominicana, residente a Rapallo. È accusata di omicidio volontario aggravato in concorso.

Sarebbe bastata una chiamata al 118 per dare l’indirizzo giusto al medico che avrebbe potuto soccorrere uno scricciolo di 3 anni debilitato dalla furia del patrigno. È il ragionamento che ha portato la Procura a chiedere il rinvio a giudizio della madre. La tesi è che la donna, pur essendo in condizioni di sottrarre la figlia al suo aguzzino, non impedì al compagno di picchiare fino alla morte la bimba che, se soccorsa in tempo, si sarebbe salvata.

Nella fuga d’amore della mamma che per Tonino lasciò il marito e padre della bimba, Samantha finì in una stamberga senza luce, né riscaldamento. Vittima degli adulti. Era con la madre e il suo compagno. Uno l’ha uccisa a botte, l’altra non ha saputo o potuto difenderla. —

pietro barghigiani

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