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Nardini, neo assessora regionale: «Puntiamo sull'innovazione, Pisa capitale dell’Arno Valley»

Francesco Loi
Nardini, neo assessora regionale: «Puntiamo sull'innovazione, Pisa capitale dell’Arno Valley»

Intervista ad Alessandra Nardini dopo i primi giorni nella giunta Giani: «Ancor prima che assessora sono una donna di sinistra»

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PISA. «Ancor prima che assessora sono una donna di sinistra». Così Alessandra Nardini, 32 anni, fresca componente della giunta Giani, si descrive e traccia l’orientamento anche del suo impegno da assessore regionale, principale espressione di Pisa e della sua provincia dopo un’affermazione elettorale da oltre 15mila preferenze.

Alessandra Nardini, primi giorni di assessorato: ambientamento e sensazioni...

«L’avvio di questa legislatura coincide con una fase complicatissima per il mondo. Ho subito trovato sulla scrivania le grandi questioni legate all’organizzazione della collettività e dei servizi nella pandemia ed alcune scelte importanti da compiere. Tra le mie deleghe c’è l’istruzione, un diritto fondamentale, quindi mi sono messa immediatamente a studiare e lavorare senza sosta anzitutto per garantire il più possibile con la didattica in presenza e per abbattere rapidamente le potenziali disuguaglianze sociali e territoriali nella didattica a distanza. Voglio dire che ho trovato una struttura regionale molto competente e di grande aiuto».

Nessun rimpianto per la vicepresidenza svanita?

«No. Quell’ipotesi è circolata perché sono una giovane donna di sinistra proveniente dalla costa e soprattutto per le preferenze, oltre 15.500, che mi hanno resa la prima degli eletti in provincia di Pisa e la donna più votata in Toscana. Mi lusinga che si sia pensato a me, ma credo sia stato giusto da parte nostra favorire il consolidarsi dell’alleanza che ha eletto Giani presidente e tradurla in un forte impegno comune di governo».

“Alfiere” di Pisa in Regione, con quali propositi?

«Lo slogan della mia campagna elettorale è stato “La tua voce in Regione”. Oggi Pisa ha un assessorato regionale di grande peso che ho l’onore di guidare. Grazie a questo ruolo, così come al lavoro del consigliere Pieroni e del presidente del consiglio regionale Mazzeo, questo territorio potrà essere ancora più forte ed ottenere risultati importanti».

Le deleghe a Università, formazione, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico che le sono state assegnate mettono Pisa al centro della Toscana...

«L’eccellenza accademica pisana, unita ai poli tecnologici e all’Arno Valley, può fare di questa provincia una sorta di Silicon Valley d’Europa, un baricentro di innovazione e tecnologia per un’area molto più vasta dei confini regionali. Dobbiamo lavorare a questo obiettivo, da cui trarrebbe vantaggio tutta la Toscana, in forte sinergia con le realtà del territorio, e facendo sì che questo si rifletta anche sulle nostre aree urbane ed extraurbane rendendole più smart, digitalizzate, moderne, connesse, con grandi opportunità per cittadini ed imprese. Ricerca ed innovazione non sono questioni da élite, ma grandi strumenti per rendere più funzionali, accessibili e moderni, dunque più giusti, i contesti urbani e sociali».

Tra le altre sue deleghe ci sono lavoro e crisi occupazionali...

«Ho voluto dare subito un messaggio molto chiaro, scendendo in piazza con i rider che chiedono diritti e andando tra gli operai in presidio del cementificio Testicementi per poi convocare il tavolo di crisi: la Regione è dalla parte di chi chiede che la parola lavoro torni a significare diritti, sicurezza, dignità, sarà tra le lavoratrici ed i lavoratori, sarà dove ci sono da affrontare crisi, darà il suo contributo nel sanare ferite occupazionali e sociali legate alla fase che stiamo vivendo. Concertazione e difesa del lavoro sono miei principi-guida, perché ancor prima che assessora sono una donna di sinistra. Accanto a questo c’è nuovo lavoro da creare, con politiche industriali, sostegno agli imprenditori, progetti di green economy ed utilizzando al meglio i molti aiuti europei che arriveranno».

L’elenco delle sue deleghe prosegue con Memoria, politiche di genere, lotta alle discriminazioni...

«Tutti temi su cui ho dato battaglia anche da consigliera. Siamo in una società dove le donne hanno meno accesso al lavoro e vengono spesso pagate meno degli uomini, dove la violenza di genere è un fatto, dove c’è ancora chi viene discriminato o picchiato per l’orientamento sessuale o l’identità di genere, dove le famiglie arcobaleno non hanno ancora pari diritti e dove assistiamo a continui revisionismi e rigurgiti di stampo razzista e neofascista. Basta questo elenco per capire che c’è un grande lavoro da proseguire».

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