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Pisa

«Sono un sessantottino e le imposizioni non mi vanno giù»

alessandro bientinesi
«Sono un sessantottino e le imposizioni non mi vanno giù»

Piero Becattini, 72 anni, ex presidente della Bellaria Cappuccini: «Col mio ginocchio “fasullo” ho bisogno di dieci km al giorno in bici» 

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Ci tiene a ricordartelo ogni due minuti. «Sono nato nel dopoguerra, e sono un sessantottino. Ai tempi non si pensava alla movida, ma si pensava ai diritti dei più deboli». Oggi, a 72 anni, non ci sta a essere trasformato nell’anello più fragile della società. A essere indicato, peggio ancora se per imposizione di legge, come non è più utile agli altri. O, come scritto in uno sfortunato tweet del presidente della Regione Liguria Toti, «non più utile alla produttività del paese».

Piero Becattini, classe 1948, di Pontedera, è uno di quegli over 70 che, invece, hanno spirito indomito e ancora forze e tempo da dedicare alla famiglia e alla comunità. «Per fortuna il nuovo Dpcm non ha imposto una quarantena agli anziani, l’avrei vissuta come una vera e propria forzatura. Su questo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto bene a consigliare alle categorie più fragili di essere prudenti. Ma senza imposizioni di movimento – spiega Becattini, ex ferroviere in pensione e per 31 anni presidente della Bellaria Cappuccini –. Io sono un sessantottino e le cose imposte, fatte per forza, non mi sono mai andate giù. Ho ancora lo spirito rivoluzionario di quei giorni».

Becattini, però, è molto di più. È un uomo di 72 anni che ogni mattina inforca la sua bicicletta e si fa i suoi 10 chilometri. Da casa fino a Gello, poi Lavaiano e ritorno. Una quotidianità che solo il lockdown di marzo aveva interrotto. «Ma ho ripreso appena possibile, anche perché mi aiuta con il mio “ginocchio fasullo”, come dico io – racconta l’ex presidente della Bellaria –. Mio babbo mi ripeteva spesso di non fermarmi, anche perché chi si ferma lo farà per sempre. Io ho sempre fatto movimento e mi sento ancora utile. Come i tanti nonni che vanno a prendere i nipoti a scuola, fanno anche da babysitter e sono una parte importante della risoluzione dei problemi sociali. Non certo la causa».

In più c’è ancora l’impegno al centro polisportivo della Bellaria. Non è più presidente, ma continua a dare il suo fondamentale contributo. «Mi voglio bene e con questa pandemia so di dover stare più attento – ammette –. Cerco di evitare posti affollati, anche al punto ristoro della Bellaria evitavo di stare insieme a troppe persone. Ma il centro è ancora aperto e quindi, anche se in sicurezza, continuo a dare il mio contributo di volontariato. Un valore che si è perso molto al giorno d’oggi». E poi ci sono quelle parole di Toti che tanto hanno ferito e offeso i nonni d’Italia. «Ha fatto una figuretta, non c’è neanche bisogno di commentare. Meno se ne parla, meglio è. Gli è uscita male, dovrebbe ricordare che proprio grazie alla mia generazione molte persone oggi hanno diritti acquisiti».

La memoria, però, a volte è corta. Pontedera, città nella quale Piero vive dal 1970, non si è certo scordata del suo impegno. Anche come consigliere comunale prima, presidente del quartiere Bellaria e ancora più a lungo dell’associazione per oltre 30 anni. Senza dimenticare quelli come volontario della Pubblica Assistenza. Una vita dedicata agli altri che niente può cancellare. «Si punta molto il dito contro gli anziani da un lato, come anello debole, ma anche all’opposto sui giovani di oggi come possibili untori. Forse in questo momento preoccuparsi della movida non è certo una priorità e non tutti sembrano averlo capito – chiosa Becattini –. Per quel che vedo io, andando in giro ogni giorno, ho la netta sensazione, invece, che siano i trentenni o quarantenni, i genitori delle nuove generazioni, a non dare il buon esempio». —



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