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Pisa

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La lotta quotidiana è su due fronti: c’è anche da trattare i pazienti cronici

Sabrina Chiellini
Pazienti Covid ricoverati in ospedale; a destra la professoressa Laura Carrozzi, direttrice dell’unità operativa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana
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Pazienti Covid ricoverati in ospedale; a destra la professoressa Laura Carrozzi, direttrice dell’unità operativa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana

Super lavoro nel reparto di Pneumologia, dove si studiano anche le conseguenze su chi il Covid l’ha superato

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PISA. La seconda ondata di Covid-19, con il numero dei contagi che corre in fretta, richiede che il Sistema sanitario si riorganizzi altrettanto rapidamente per dare risposte non solo ai malati di coronavirus ma anche ai pazienti non contagiati e a quelli che giungono al pronto soccorso per un’emergenza. Per gli ospedali rischia di diventare impossibile - lo abbiamo visto in questi giorni anche con Cisanello - garantire tutte le prestazioni come se non ci fosse una pandemia in corso. Qualche attività andrà chiusa e riconvertita in Covid e tutti gli ospedali dovranno accettare i ricoveri Covid. Non solo: in questi giorni a Cisanello si sta cercando di capire se il modello organizzativo che vede il Santa Chiara riconvertito con la terapia intensiva risponda in modo ottimale alle necessità.

La professoressa Laura Carrozzi, direttrice dell’unità operativa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, conferma che la situazione è complessa. Per la Pneumologia l’obiettivo resta quello di curare i pazienti affetti da coronavirus ma anche di portare avanti le attività ambulatoriali per i malati cronici e i controlli per monitorare la situazione e le problematiche polmonari di ognuno di loro. Come era successo a primavera, in Pneumologia vengono trattati i pazienti con insufficienza respiratoria acuta da polmonite da Covid-19 anche utilizzando la ventilazione meccanica non invasiva in modalità Cpap (Continuous Positive Airway Pressure), cioè la maschera posizionata sul viso.

Professoressa Carrozzi, il reparto di Pneumologia con i suoi 22 posti letto è stato tra i primi ad essere riconvertito per il Covid, già dal 17 ottobre. L’ospedale di Cisanello si è fatto trovare pronto per la seconda ondata?

«La criticità è data dalle dimensioni del flusso dei pazienti. Credo che sia una situazione che stanno vivendo molti, se non tutti i pronto soccorso durante questa nuova ondata di casi di coronavirus: da un lato, elevato afflusso al pronto soccorso di pazienti con sospetta infezione e sintomi riconducibili al Covid, dall’altro difficoltà di collocare in “tempo reale”, nei reparti dedicati, quelli che richiedono ricovero, compresa la necessità di terapia intensiva o sub-intensiva».

Cosa pensa delle polemiche di questi giorni sulle lunghe attese della ambulanze davanti al pronto soccorso di Cisanello?

«Che ci siano state difficoltà è un dato oggettivo. Credo che la polemica, o meglio la critica, debba essere orientata a costruire e non a distruggere. Dovranno arrivare risposte, in termini di disponibilità di posti letto, anche dal territorio. L’ospedale di Cisanello sta facendo la propria parte. Nei giorni scorsi abbiamo per esempio ricevuto un certo numero di pazienti da Pontedera. Il nostro reparto è stato riconvertito e nel giro di 24 ore tutti i posti letto disponibili sono stati occupati».

Si dice che il virus colpisca di più i giovani adulti - ventenni e trentenni - responsabili, secondo alcuni, di questa impennata della curva con i loro comportamenti. Il virus, secondo lei è cambiato?

«Andrei cauta con queste osservazioni, se non c’è l’evidenza scientifica guardando i numeri. Il virus è quello che è sempre stato. Si diffonde anche tra i giovani che hanno, però, una maggiore capacità di reagire, che riescono a superare meglio la malattia, hanno maggiori risorse per farvi fronte».

Come vi state organizzando in questa seconda fase della pandemia?

«In questo momento la preoccupazione principale sono i malati di Covid. Ma in particolare per un ospedale di terzo livello, come è il nostro, è fondamentale garantire risposte anche a pazienti che hanno altre patologie complesse. Abbiamo la necessità di continuare a trattare i pazienti cronici. Medici, infermieri e tutto il personale stanno facendo il possibile. Per fare questo è stata necessaria una rimodulazione sia della logistica che dell'attività del reparto con un impegno straordinario di tutto lo staff. Il nostro personale si è sempre comportato con impegno e anche questa volta sta facendo fronte alla difficile situazione e sta portando avanti l’attività di ricovero Covid - con le difficoltà e la fatica che questa comporta - e quella ambulatoriale, spesso prolungando i turni di lavoro. Tra l’altro il nostro reparto, nella prima come nella seconda ondata, è tra i principali attori nella gestione del follow up di tutti i pazienti Covid-19 dimessi da Cisanello. Un lavoro importante che non vogliamo tralasciare, anche perché ci aiuterà a capire quali possono essere le conseguenze di questa malattia in chi la supera». —
 

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