Il Tirreno

Pisa

a cisanello 

Un mese per i risultati della cura al plasma sperimentata a Pisa

Un mese per i risultati della cura al plasma sperimentata a Pisa

L’infettivologo Menichetti prosegue lo studio Tsunami e sul vaccino avverte: «Sbagliato lasciare intendere che ci sarà una disponibilità massiccia a breve»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. La sperimentazione va avanti e tra un mese potrebbero arrivare i primi risultati grazie alla disponibilità di tanti volontari e la tenacia dell’esercito in camice bianco che ha dichiarato guerra al Covid-19. Ma anche il contagio da Covid va avanti: si riempiono le terapie intensive, va in sovraccarico il sistema di tracciamento. E i fronti sui quali combattere si moltiplicano sempre più ogni giorno.

Cosa fare allora? Continuare a lavorare per cercare una cura e nel frattempo, magari, chiudere: un lockdown “mirato” per un periodo limitato e allo scopo di riportare entro limiti più sostenibili il ritmo dei contagi. Questa almeno la “ricetta” del professor Francesco Menichetti, coordinatore nazionale dello studio Tsunami, approvato da Aifa e che prevede la cura al plasma per chi affetto dal Covid-19.

Il medico intervistato dall’Ansa ha fatto il punto sulla sperimentazione e dato suggerimenti sulle strategie che potrebbero o forse dovrebbero essere seguite in questo delicatissimo momento per il Paese intero.

«La sperimentazione del plasma iperimmune, in conseguenza del forte incremento dei contagi, è ripartita in modo serio e attualmente sono circa 200 i pazienti arruolati, gran parte sono toscani, (arrivano da Firenze, Pisa e altri centri), quindi adesso aspettiamo che anche le altre regioni diano il loro contributo».

L'infettivologo pisano aggiunge: «Forse entro la fine di novembre avremo i primi risultati preliminari per capire che non ci siano clamorose differenze tra i due trattamenti: la sperimentazione, infatti, comparativa e 100 pazienti sono curati con il plasma iperimmune donato da chi guarito dalla malattia e gli altri invece non lo hanno ricevuto. Le prossime quattro settimane ci potrebbero dire se vi sono clamorose differenze tra i due trattamenti e sarà possibile fare le prime valutazioni. Un numero più esiguo di pazienti invece, al di fuori della sperimentazione, lo sta ricevendo per uso compassionevole».

Tuttavia il medico ha invitato a non «commettere due errori che rappresentano due facce della stessa medaglia, ovvero ignorare il plasma e considerarlo inutile oppure ritenerlo una terapia sicura salva vita». «Ma sbaglia anche chi parla di anticorpi monoclonali - ha avvertito Menichetti - come soluzioni cliniche definitive senza aspettare compiute valutazioni scientifiche. Così come è sbagliato lasciare intendere che vi sia a breve termine la disponibilità, massiccia, di un vaccino. Secondo me è scorretto presentare il vaccino e gli anticorpi monoclonali come la cavalleria che salva il generale Custer».

«Ciò che servirebbe rapidamente - ha invece concluso l'infettivologo - è l’emanazione di un lockdown, o comunque misure molto restrittive per un tempo limitato, due-tre settimane, fissando l'obiettivo di rientrare nel rapporto tra tamponi e positivi al di sotto del 10% che consente di effettuare un efficace tracciamento dei contagio altrimenti oggi impossibile: anche perchè alcune regioni hanno scelto la strada dei test antigenici rapidi, che sono tutt'altro che rapidi, come nel caso della Toscana, mentre Veneto e Lazio hanno fatto scelte diverse e più efficaci».

Che i pisani, e con loro tutto il Paese, si attendano misure restrittive è abbastanza scontato. Ci sarà da capire quali saranno e che tipo di efficacia potranno effettivamente avere sulla diffusione del contagio che anche ieri ha fatto registrare in provincia di Pisa numeri pesanti: ben oltre 300. Solo nella città della Torre i nuovi casi nelle ultime 24 ore sono stati 52. —
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web