Il dolore
Niente risarcimento alla curatela del Pisa
Il professionista che segue il fallimento del 1994 voleva 17 milioni di euro da Figc e Lega Nazionale Professionisti
pisa
Lega Nazionale Professionisti e Figc non hanno responsabilità nei controlli sui bilanci che anticiparono il fallimento del Pisa Sporting Club. E, quindi, non devono risarcire alcunché alla curatela fallimentare. Era giusto il 31 ottobre 1994 quando il Tribunale di Pisa dichiarò il default della società nerazzurra. Ora, a distanza di 26 anni, arriva l’ultima parola su un contenzioso avviato dal curatore fallimentare Gianpaolo Taccola Vanni.
La richiesta era di 17 milioni di euro di danni. Il Tar aveva già detto no. Adesso arriva il Consiglio di Stato a chiudere ogni spiraglio di risarcimento.
«La pretesa della curatela del Fallimento Pisa Sporting Club che le verifiche rimesse all’una (Figc) e all’altra (Lega Nazionale Professionisti) fossero finalizzate a tutelare gli interessi dei creditori sociali appare del tutto eccentrica anche rispetto all’impianto normativo precedente la riforma del 1996 – afferma il Consiglio di Stato – essendo riservata tale tutela alla responsabilità addebitabile agli amministratori e ai sindaci della società nel contesto dell’ordinamento generale, secondo le disposizioni del codice civile e della legge fallimentare».
Insomma, per i giudici se c’era qualcuno che doveva state attento ai conti e segnalare gli sbilanci contabili erano gli amministratori e i revisori dei conti e non Figc e Lega Nazionale Professionisti. Gli enti federali secondo la curatela fallimentare avevano poteri per «accertare e verificare le gravissime irregolarità presenti nel bilancio del Pisa Sc già a partire dall’esercizio 1989/90 e nei bilanci degli anni successivi fino all’esercizio 1993/94».
E ancora: «Se gli organi federali avessero revocato l’affiliazione e avessero chiesto la liquidazione della società, negando l’iscrizione ai campionati, avrebbero impedito, o concorso a impedire, “la lesione dell’integrità del patrimonio connessa al perpetuarsi della crisi finanziaria della società e alla conseguente smisurata dilatazione dell’indebitamento sociale”, di modo che tra le “gravissime omissioni” della Figc e della Lnp e l’incremento del passivo sociale vi sarebbe stato un nesso di causalità diretta, come sarebbe stato accertato dalla Ctu disposta dal Tribunale». L’aumento esponenziale del passivo di bilancio verificato tra il 30 giugno 1989, «quando si sarebbe dovuta negare l’iscrizione al campionato 1990/1991 e richiedere lo scioglimento della società» dice la curatela e il 31 ottobre 1994 (data fallimento), si aggira sui 17 milioni. Soldi pretesi dalla curatela del Pisa Sc che il Consiglio di Stato non ha addebitato agli enti federali. Capitolo chiuso sui danni da chiedere a Figc e Lnp. —
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