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Ottobre da incubo sul fronte Covid: oltre 3.500 contagi in più a Pisa - Tabelle e grafici
In città e provincia i casi sono passati da 1.595 a 5.263. In soli 29 giorni più del 200%. L’80% è asintomatico o paucisintomatico. Sono le famiglie i nuovi luoghi del contagio. Sale anche la conta dei morti: 120 dall'inizio della pandemia. Marmi (Scuola Normale Superiore): «Dati che non sorprendono». Manfredi (UniPi): «La risalita era prevedibile»
PISA. Il 1° di ottobre le persone cha avevano contratto il Covid-19 a Pisa e provincia erano 1.595. Il 30 ottobre il numero è salito a 4.937. poù di 3.500 casi in meno di un mese. È il dato che emerge dai numeri forniti ogni giorno dalla Regione Toscana sulla base delle richieste della Protezione civile nazionale. Un bollettino che fa paura, privo purtroppo di dati importanti come il numero dei tamponi eseguiti e quello dei guariti (elementi di analisi che non vengono forniti a livello provinciale), ma che dà il senso dell’emergenza coronavirus sul territorio.
Va un po’ meglio per quel che riguarda i morti che, nello stesso periodo, sono passati da 97 a 120, ma la preoccupazione per l’evolversi della crisi sanitaria resta inalterato.
I NUMERI DELLA PRIMA ONDATA
L’analisi dei numeri conferma come il trend pisano sia simile a quello nazionale: rispetto alla prima fase dell’emergenza i decessi causati dal coronavirus sono meno, ma assistiamo a un boom di contagi. Lo scorso mese di marzo, all’esplodere dell’emergenza, si sono registrati 471 contagi e 40 morti tra Pisa e provincia. Già il mese di aprile ha fatto segnare un miglioramento: i contagiati furono 332, i morti 28. Un calo proseguito in maniera più netta durante il mese di maggio con 42 nuovi contagi e 11 decessi. Numeri simili a quelli del resto d’Italia - anzi migliori - frutto dei tre mesi di lockdown.
IL CALO DEI CASI IN ESTATE
Un periodo di quarantena cui sono seguiti mesi tranquilli sul fronte dell’emergenza sanitaria: a giugno i nuovi contagiati sono stati 37, i morti 4; a luglio 19 e 1. Erano i giorni delle riaperture, delle passeggiate ritrovate, del mare e del caldo estivo. Il primo campanello d’allarme, inascoltato, è suonato ad agosto: un solo decesso nel territorio, ma 115 contagi. Vale a dire più di quelli registrati nei precedenti tre mesi.
LA CRESCITA A SETTEMBRE E L'IMPENNATA AD OTTOBRE
A settembre con il ritorno al lavoro dopo le ferie, la riapertura delle scuole e la tornata elettorale si è registrato un aumento più netto: 497 nuovi casi di Covid-19, vale a dire 26 in più rispetto al drammatico mese di marzo, e 6 persone morte dopo aver contratto il virus. In questo ottobre assistiamo a un’impennata: il 10 si tocca per la prima volta 100 nuovi contagi, il 22 quota 202, il 26 la cifra di 282, il 30 il record di 326. Tirando le somme la situazione sembra diventare più preoccupante di giorno in giorno. Sia perché in 28 giorni i decessi sono quasi triplicati rispetto a settembre e sono arrivati a 23. Sia, soprattutto, perché i casi sono aumentati di 3.668 unità. Vale a dire più del 200%.
DOVE AVVIENE IL CONTAGIO E QUANTO È GRAVE
Va sottolineato come i dati dell’Ars Toscana dicano che il 42% dei casi sia asintomatico e il 38% paucisintomatico, ma è evidente come la situazione sia ad alto rischio.
Anche perché la maggior parte dei contagi avviene nelle famiglie (oltre il 55%), ma è proprio dentro casa che vivono le persone più deboli e a rischio maggiore.
MARMI: LA PANDEMIA EVOLVE A PISA COME IN ITALIA
«A livello nazionale i nuovi positivi giornalieri sono quadruplicati in due settimane e lo stesso vale per la Toscana. Il numero totale dei positivi è passato a livello nazionale da 50mila a oltre 250mila in un mese. Il dato provinciale non mi sembra scostarsi da questo», spiega Stefano Marmi. L’ordinario di Fisica matematica alla Scuola Normale Superiore è abituato a ragionare sui numeri e i dati a disposizione nell’ultimo mese (vedi pagina a destra) dicono senza mezzi termini come il Covid-19 stia colpendo con forza anche il territorio pisano. I numeri assoluti sono inferiori, ma Pisa e provincia registrano ritmi di contagio simili a territori come quello milanese.
L'ESTATE E L'ALLARME INASCOLTATO
Uno scenario causato, secondo molti esperti, da un allentamento dell’attenzione durante la scorsa estate. «Dopo mesi di rilassamento, la crescita del numero dei casi negli ultimi giorni (la famosa “seconda ondata”) ha fatto decollare il grado di ansietà», scrive Piero Manfredi, professore ordinario di Demografia all’Università di Pisa, in un articolo pubblicato sulla rivista “Scienza in rete” realizzato insieme a Mimmo Iannelli (Università di Trento), Stefania Salmaso (ricercatrice indipendente) e Gianpaolo Scalia Tomba (Università di Tor Vergata). Il docente pisano e i suoi colleghi già a marzo, sempre su “Scienza in rete”, avevano posto l’attenzione su come affrontare la seconda fase: «Se le misure avranno effetto – scrivevano durante il lockdown –, l’epidemia rallenterà. A quel punto sarà stata vinta una battaglia, non la guerra. Bisognerà mantenere ancora una sorveglianza efficace per identificare i casi, fermare nuove catene di trasmissione, studiare e mettere in campo altre contromisure».
MANFREDI: SERVONO TAMPONI RAPIDI E TRACCIAMENTI
Ciò che invece non è avvenuto, sia a Pisa sia nel resto d’Italia. «Dopo un’estate all’insegna del “liberi tutti”, la risalita dell’indice Rt era attesa, in conseguenza della riapertura delle scuole, delle attività produttive e della mobilità che questo implica – sottolinea Manfredi –. I punti critici principali, dato lo stato corrente, sono anzitutto l’evidente sofferenza del sistema di tracciamento manuale e la conseguente mancata individuazione dei casi secondari, soprattutto asintomatici, che restano nella catena di contagio».
Cosa fare quindi per invertire la rotta a Pisa come in Italia? «La prima cosa – conclude Manfredi – è rinforzare la capacità di individuazione degli infetti anche con studenti universitari, pensionati eccetera che, con un addestramento anche minimo, possono effettuare le telefonate di tracciamento. La seconda è velocizzare gli accertamenti di infezione. I ritardi nella identificazione dei casi sono anche dovuti ai tempi di esecuzione dei tamponi molecolari. Per la diagnostica di casi con sintomi che devono essere trattati sono irrinunciabili, ma per tutti gli altri ci possono essere idonee modalità di accertamento rapido, meno sensibili ma più rapide e soprattutto ripetibili». Insomma più test rapidi per combattere il Covid.—
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