Peculato, niente attenuanti per ex impiegato di veterinaria
pisa
Nessuna attenuante per l’impiegato dell’ateneo, poi licenziato, riconosciuto colpevole fino in Cassazione del reato di peculato per essersi appropriato di oltre duemila euro quando lavorava alla clinica veterinaria.
Francesco Dottori, 58 anni, residente a Pisa, si è visto respingere il ricorso dalla Suprema Corte che ha negato l’attenuante della particolare tenuità del reato.
Secondo il difensore «gli episodi di peculato avrebbero avuto carattere di sporadicità, importi minimi, e sarebbero stati consumati a distanza di mesi l’uno dall’altro». Inoltre, Dottori era incensurato al momento dei fatti.
Una tesi respinta dagli ermellini secondo i quali Dottori si sarebbe reso protagonista di una «reiterazione della condotta, in un arco temporale significativo, all’interruzione di essa non per resipiscenza, bensì a causa di una indagine amministrativa, e ad artifizi volti a ridimensionare la confessione stragiudiziale».
Negando il ricalcolo della pena per l’attenuante respinta, restano, quindi, i 2 anni e 2 mesi inflitti in primo grado e confermati in appello e ora anche dalla Cassazione.
Dottori, nel periodo preso in esame, è stato riconosciuto colpevole «di essersi, quale dipendente dell'università di Pisa, appropriato di 2049 euro (costituenti parte di incassi derivanti da prestazioni medico-veterinarie), falsificando fatture alla contabilizzazione delle quali era addetto come descritto nella imputazione». Gli episodi contestati coprivano un periodo che andava dall'ottobre 2007 al novembre 2009. La segretaria amministrativa e il direttore del dipartimento di Veterinaria e denunciarono gli ammanchi. Ci fu un’informativa inviata in Procura secondo la quale esistevano «irregolarità riscontrate nella fatturazione concernente l'attività ambulatoriale svolta presso la dipendente clinica veterinaria. Più in dettaglio, risultavano differenze tra le “pre notule” e l’effettiva contabilizzazione degli importi riscossi. Dall’attività ispettiva conseguentemente effettuata, tali incongruenze venivano addebitate al Dottori» riporta la sentenza. Secondo l’accusa l’impiegato addetto alla contabilità faceva figurare agli atti un importo ridotto rispetto a quanto percepito da chi pagava per le prestazioni ambulatoriali della clinica universitaria. —
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