Il dolore
La pandemia evolve a Pisa come in Italia servono i test rapidi e più tracciamenti
Marmi (Scuola Normale Superiore): «Dati che non sorprendono». Manfredi (UniPi): «La risalita era prevedibile»
L’analisi
«A livello nazionale i nuovi positivi giornalieri sono quadruplicati in due settimane e lo stesso vale per la Toscana. Il numero totale dei positivi è passato a livello nazionale da 50mila a oltre 250mila in un mese. Il dato provinciale non mi sembra scostarsi da questo», spiega Stefano Marmi. L’ordinario di Fisica matematica alla Scuola Normale Superiore è abituato a ragionare sui numeri e i dati a disposizione nell’ultimo mese (vedi pagina a destra) dicono senza mezzi termini come il Covid-19 stia colpendo con forza anche il territorio pisano.
I numeri assoluti sono inferiori, ma Pisa e provincia registrano ritmi di contagio simili a territori come quello milanese. Uno scenario causato, secondo molti esperti, da un allentamento dell’attenzione durante la scorsa estate. «Dopo mesi di rilassamento, la crescita del numero dei casi negli ultimi giorni (la famosa “seconda ondata”) ha fatto decollare il grado di ansietà», scrive Piero Manfredi, professore ordinario di Demografia all’Università di Pisa, in un articolo pubblicato sulla rivista “Scienza in rete” realizzato insieme a Mimmo Iannelli (Università di Trento), Stefania Salmaso (ricercatrice indipendente) e Gianpaolo Scalia Tomba (Università di Tor Vergata).
Il docente pisano e i suoi colleghi già a marzo, sempre su “Scienza in rete”, avevano posto l’attenzione su come affrontare la seconda fase: «Se le misure avranno effetto – scrivevano durante il lockdown –, l’epidemia rallenterà. A quel punto sarà stata vinta una battaglia, non la guerra. Bisognerà mantenere ancora una sorveglianza efficace per identificare i casi, fermare nuove catene di trasmissione, studiare e mettere in campo altre contromisure».
Ciò che invece non è avvenuto, sia a Pisa sia nel resto d’Italia. «Dopo un’estate all’insegna del “liberi tutti”, la risalita dell’indice Rt era attesa, in conseguenza della riapertura delle scuole, delle attività produttive e della mobilità che questo implica – sottolinea Manfredi –. I punti critici principali, dato lo stato corrente, sono anzitutto l’evidente sofferenza del sistema di tracciamento manuale e la conseguente mancata individuazione dei casi secondari, soprattutto asintomatici, che restano nella catena di contagio».
Cosa fare quindi per invertire la rotta a Pisa come in Italia? «La prima cosa – conclude Manfredi – è rinforzare la capacità di individuazione degli infetti anche con studenti universitari, pensionati eccetera che, con un addestramento anche minimo, possono effettuare le telefonate di tracciamento. La seconda è velocizzare gli accertamenti di infezione. I ritardi nella identificazione dei casi sono anche dovuti ai tempi di esecuzione dei tamponi molecolari. Per la diagnostica di casi con sintomi che devono essere trattati sono irrinunciabili, ma per tutti gli altri ci possono essere idonee modalità di accertamento rapido, meno sensibili ma più rapide e soprattutto ripetibili». Insomma più test rapidi per combattere il Covid. —
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