Il Tirreno

Pisa

la storia

La gioia della mamma di Jo: "Quando ho visto il primo passo di mia figlia avrei voluto con me chi mi diceva di abortire"

Donatella Lascar
Finalmente il ritorno a casa per la piccola Jo e i suoi genitori
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Finalmente il ritorno a casa per la piccola Jo e i suoi genitori

L’emozione del ritorno a casa dopo l'operazione subita dalla bimba negli Usa per una malformazione alle gambe e che ora le permette di camminare coi tutori 

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TIRRENIA. «Finalmente a casa!». Così ha esordito Irene, la mamma della piccola Jo, che domenica 25 ottobre si è addormentata alle sette e mezza e si è svegliata a mezzogiorno di lunedì 26 ottobre nel suo lettino lasciato mesi fa. «Che dire – riprende Irene –, è strano. Quando eravamo a New York per imbarcarci sul volo dell’Alitalia per Roma, malgrado il personale ci parlasse in italiano, noi continuavamo a rispondere in inglese. Solo dopo un po’ ci siamo resi conto che stavamo tornando a casa e abbiamo ricominciato a parlare italiano. E solamente quando l’aereo è atterrato sia io che Luca abbiamo realizzato che quella parte del percorso era finito».

Infatti, Jo, affetta da una rara malformazione congenita, la emimelia, che comporta la mancanza di uno o più segmenti ossei degli arti che per i medici italiani poteva essere curata solo con l’amputazione, non soltanto è tornata a casa con entrambe le sue gambine perfettamente ricostruite, ma addirittura camminando, anche se con i tutori. «Jo è consapevole di tutto – racconta la mamma – malgrado i suoi soli tre anni e mezzo. Sa che deve proseguire la fisioterapia, che tra circa un anno dovrà affrontare un’altra operazione e così via. Come sapeva, quando ha suonato la campana della vittoria all’istituto Paley, che avrebbe lasciato Jeff, il suo fisioterapista, per tornare a casa e gli ha tirato un bacio dispiaciuta, ma era anche contenta di fare ritorno. Quando siamo arrivati a casa e Luca ha detto che scendeva per aprire il cancello Jo ha detto: “Ma posso scendere anch’io? Siamo alla casa nera?”. Casa nostra Jo la chiama la casa nera, perché la nostra macchina è nera mentre la casa in America, dove siamo stati per quasi otto mesi, per lei era la casa bianca perché la macchina che avevamo lì era di quel colore».

Alla realizzazione de “I Sogni di Jo”, come si chiama la pagina Facebook a lei dedicata, hanno contribuito in tantissimi. Ci sono stati grandi gesti di generosità. Eventi a cui hanno partecipato in molti. E che sono serviti per raccogliere i fondi con l’obiettivo di far volare Jo e la sua famiglia dall’altra parte dell’oceano per far sì che Jo realizzasse il suo sogno di camminare.

Ma, in mezzo a tanta gente che ha fatto il tifo per la piccola, c’è stato anche qualcuno che non ha risparmiato degli attacchi ai genitori. «È vero – conferma Irene – sono stata attaccata sull’aspetto fisico, ma di quello non m’importa nulla. Mi hanno fatto molto male invece le parole scritte sui social da una signora: “Bisogna essere dei genitori veramente cattivi per mettere al mondo una bambina che poi avrebbe dovuto passare tutto questo”. Ecco, questo commento mi ha ferito veramente tanto. Me lo dicevano anche alcuni medici quando ero incinta che, decidendo di portare avanti la gravidanza, dovevo essere consapevole di quello che Jo avrebbe dovuto affrontare e che avrei dovuto abortire. Ma io e Luca abbiamo deciso diversamente. E quando ho visto il primo passo fatto da Jo dopo l’operazione, avrei voluto che insieme a me a vederlo, ci fossero stati anche tutti coloro che mi avevano criticato e attaccato. C’è ancora molta strada da fare, ma mi sono liberata di tutte quelle insicurezze che mi avevano accompagnato con le critiche. È stata una bella sensazione sia per me che per Luca».

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