Gioco
Coltano, 109 anni fa era la capitale del pianeta ora non riesce a liberarsi da incuria e degrado
Il 21 novembre 1911, grazie al genio di Guglielmo Marconi, entrava in funzione il più potente impianto radio per le comunicazioni intercontinentali
Il 21 novembre 1911 entrava in funzione il più potente impianto radio italiano per le comunicazioni intercontinentali. Quel giorno, il centro del pianeta era idealmente rappresentato dalla Stazione radiotelegrafica di Coltano, a pochi chilometri da Pisa.
Ancora una volta siamo a rievocare una grande storia oggi dimenticata o comunque poco conosciuta e veicolata, anche tra i giovani appassionati di tecnologia.
Il protagonista assoluto fu tale Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 - Roma, 20 luglio 1937), il quale, detto alla pisana, fu un grandissimo “aggeggìno”. Uomo brillante nelle scienze applicate, arrivò presto ad essere una celebrità mondiale (senza peraltro raggiungere particolari titoli accademici). Uno dei suoi insegnanti di riferimento, il fisico Augusto Righi, lamentò più volte di aver studiato e perfezionato l’oscillatore, apparecchio che poi fu brevettato dal suo allievo negli esperimenti pubblici, per dimostrare la possibilità di comunicare senza fili, tramite onde elettromagnetiche.
L’arrivismo di Marconi, unito all’intuizione applicativa della nuova tecnologia e alla capacità imprenditoriale di recepire fondi, gli fece vincere il Nobel per la Fisica, nel 1909. Già nel 1902, l’inventore della radio, aveva deciso di costruire in Italia una stazione radiotelegrafica ultrapotente con l’intento di effettuare collegamenti con le Americhe e con le colonie italiane in Africa Orientale. Sarebbe stata la prima stazione intercontinentale in Italia e di una delle primissime al mondo per importanza. La scelta cadde sul sito di Coltano, vicino Pisa, dove i lavori iniziarono nel 1905. Fu scelta quell’area, originariamente di proprietà di Casa Savoia, per due motivi: la zona acquitrinosa permetteva di ridurre al minimo le dispersioni del segnale e la posizione geografica, sul mar Tirreno, permetteva la trasmissione senza ostacoli verso l’Africa e l’America. Coltano, oltre ad essere la prima stazione radiotelegrafica in Italia, venne riconosciuta dal New York Times come la più potente al mondo, riuscendo a coprire con il proprio segnale circa un sesto della superficie terrestre. Fu inoltre il primo impianto ad inviare un segnale in grado di oltrepassare l’intero deserto del Sahara raggiungendo Massaua, in Eritrea. Infine, è stato attraverso la stazione di Coltano che, dal suo ufficio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua Cristo a Rio de Janeiro, il 12 ottobre 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 anni della scoperta dell’America.
L’importanza della stazione radiotelegrafica di Coltano è fortemente in contrasto con l’attuale stato di abbandono e la mancanza di una completa documentazione tecnico-storica del sito. Grazie ad una recente e paziente ricerca bibliografica del professor Filippo Giannetti (docente di telecomunicazioni al dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa), è stato possibile colmare gran parte di questo vuoto. Lo studio permette di ricondurre la scelta di Marconi di costruire una stazione radio alla strategia di espansione commerciale della “Marconi Wireless Telegraph Company” in Italia e riesce a spiegare i motivi storici e morfologici che spinsero lo scienziato a scegliere proprio vicino a Pisa.
L’impianto e le antenne sono oggi scomparse (rimangono desolatamente solo i plinti di fondazione dei tralicci di sostegno in mezzo ai campi). La palazzina marconiana sopravvive nonostante il totale degrado e abbandono. Negli ultimi anni non sono mancati gli appelli della figlia (Elettra), le iniziative di associazioni come Lions e Rotary, le campagne del Fai, con tante firme in favore del recupero. La lapide commemorativa (da poco riposizionata a cura della Pro loco di Coltano) esiste grazie all’esercito americano, che nel 1973 ha voluto ricordare quella data storica; ma altri cartelli non ce ne sono in zona, figuriamoci in città. Manca un serio e organico progetto di ristrutturazione dell’immobile, anticamera della creazione di un Museo delle Telecomunicazioni. Recentemente il Comune di Pisa ha rinnovato la convenzione col Demanio (proprietario dell’area) per vigilare sui ruderi e poter elaborare alcune valide idee. Ma un’amministrazione comunale moderna, da sola, non ha la forza di finanziare e realizzare un recupero così importante e difficile. Si ritorna ai “santi vecchi”, ovvero che senza adeguate sinergie tra enti locali, università, associazioni e imprenditoria, si continuerà a scrivere articoli di giornale sui decadenti ruderi della Stazione Radio. Ci si farà, almeno su Coltano, ad unire le forze per raggiungere l’obiettivo storico e culturale di ridare vita ad un monumento tecnico di grande interesse, con dentro un moderno museo che possa accogliere turisti, studenti e studiosi? Pisa lo merita. La sete di conoscenza lo merita ancor di più. —
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