Sicurezza
Assolto grazie alla sua malformazione
Era accusato di aver stuprato una minorenne. All’uomo manca un testicolo. «Lei non poteva non essersene accorta»
pisa
Lo accusava di averla violentata più volte, anche con rapporti completi, ma quando in aula il giudice le ha chiesto di riferire un dettaglio anatomico delle parti intime dell’imputato non ha saputo indicare la “peculiarità” che alla fine si è rivelata risolutiva per l’assoluzione dell’uomo. Che deve ringraziare un difetto fisico che lo accompagna dalla nascita per essere uscito da un incubo che dura sin dal 2014.
L’imputato è affetto da una malformazione genitale e ha un solo testicolo. Un dettaglio mai rivelato prima nella querela e poi in Tribunale dalla giovane, all’epoca dei fatti minorenne.
«Durante i rapporti che lei sostiene di aver subìto non se ne era mai accorta?», è stata la domanda della difesa del 65enne e dei giudici della Corte d’Appello.
«Non avevo fatto caso a quel particolare perché prima di lui non avevo mai avuto esperienze sessuali», è stata la risposta della parte offesa assistita dall’avvocato Gianna Borghesi. Anche per questa “dimenticanza” nel fornire un identikit intimo del suo presunto violentatore con cui avrebbe dimostrato di averlo visto quanto meno nudo, la Corte d’Appello ha assolto l’imputato difeso dagli avvocati Maria Concetta Gugliotta e Alberto Marchesi. È lo stesso verdetto pronunciato nel 2015 a Pisa contro il quale la Procura pisana aveva fatto ricorso.
Al tempo la ragazza, ora una donna di 26 anni, originaria dell’Est, era ospite con la madre del 65enne a Pisa. Per quelle accuse l’uomo si fece otto mesi di carcere a Sollicciano dal dicembre 2014 al luglio 2015.
Nel corso dell’incidente probatorio e anche in aula, prima a Pisa e poi a Firenze, la giovane ha ribadito le accuse raccontando episodi e situazioni poi sfociate nella sua versione in rapporti sessuali. Un periodo compreso in un arco temporale che va dal 2008 al 2011. La mamma, pur non avendo una relazione con il 65enne, viveva nella sua abitazione a Pisa. Un appoggio più economico che sentimentale. Con lei c’era anche la figlia, allora 14enne, che ora vive fuori regione e si è rifatta una vita, e per entrambe l’amico era un sostegno finanziario indispensabile. Nei capi di accusa vennero citati rapporti completi ripetuti più volte nel corso degli anni. Le prime confidenze arrivarono durante le visite in un consultorio pisano. Tra reticenze e pudori, la ragazza raccontò a medici e psicologi cosa avveniva in casa. Prima il carcere, poi due processi in cui i pm hanno sempre chiesto la condanna dell’uomo. E per due volte i giudici lo hanno assolto, in primo grado con la formula dubitativa. Ora anche in appello. Con quell’amnesia sulla menomazione ai testicoli del presunto stupratore di cui, per la Corte, una donna che dice di aver avuto rapporti sessuali, anche se imposti, non può non essersi accorta. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
