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Pisa

lo storico “capatosta” cambia gestione 

La sfida di Mirko da dipendente a barista: «Sono ottimista»

p.b.
La sfida di Mirko da dipendente a barista: «Sono ottimista»

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PISA

Coraggio e incoscienza. Lasciare il posto fisso per rilevare un bar in questi tempi significa avere coraggio e incoscienza. Non si sa bene in quale misura. Di sicuro è una dimostrazione di ottimismo fuori dal comune quella di Mirko Bachis, originario di Carbonia e residente a Marina di Pisa.

Un pisano d’azione che in città ha messo radici e dove si è creato una famiglia. E che da anni è nel settore dei locali come dipendente.

Bachis da domani sarà dietro al banco del bar Capatosta in via Palestro.

Michele Paolicchi, con la moglie Michela Serchiani, dal 2006 è stato l’anima del pubblico esercizio, tappa di magistrati, avvocati e forze dell’ordine, ha ceduto l’attività per dedicarsi altre sfide professionali sempre nel settore del commercio.

«Lascio il bar in mani sicure – spiega Paolicchi –. Ora mi impegnerò in maniera continuativa per portare avanti le istanze di Opi, l’associazione orgoglio partite Iva. C’è tanto lavoro da fare per un settore in grande sofferenza. In questi anni con il mio lavoro spero di aver lasciato un buon ricordo nei clienti. Senz’altro conservo la memoria di un ottimo rapporto con tutte le persone che sono entrate nel bar e con cui abbiamo scambiato battute e passato momenti piacevoli. In particolare mi fa piacere sottolineare la figura del dottor Antonio Giaconi, magistrato della Procura. Una grande persona che non dimenticherò mai».

Il tempo di cambiare nel weekend assetto interno e qualche minimo maquillage e da domani da Capatosta il buongiorno alla clientela verrà dato da Mirko Bachis.

«Ho lasciato il posto al bar-ristorante del porto di Marina di Pisa – racconta il neo titolare –. Sono diciotto anni che lavoro nel settore e sempre da dipendente. Ora ho deciso di mettermi in proprio. Lo so che il periodo non è dei più favorevoli. Ma voglio lanciare la mia sfida. È la zona che, secondo me, può dare soddisfazioni. Il passaggio non è legato ai flussi turistici, ma a chi vive e lavora nel quartiere». —



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