Sicurezza
Nove ricoverati nell’arco di 24 ore
Dal pronto soccorso pazienti trasferiti nell’ospedalino attrezzato al Santa Chiara. Aumentano anche gli intubati
pisa
Non sono solo i numeri dei positivi asintomatici a far paura. Per la prima volta il barometro sanitario sul fronte Covid segna brutto tempo anche nella trincea ospedaliera, finora rimasta guardinga, ma lontana dalla pressione della scorsa primavera. Il segnale eloquente è il ricovero in un giorno di nove persone. Pazienti arrivati al pronto soccorso con sintomi da coronavirus e dopo l’accertata positività trasferiti nell’area attrezzata di quello che è diventato l’ospedalino Covid al Santa Chiara. Ce ne sono, invece, 23 a malattie infettive a Cisanello. L’altro indicatore che conferma la serietà del periodo è l’aumento dei pazienti in terapia intensiva: sono dodici, di cui cinque intubati.
Sì, ritornano gli intubati, simbolo di una malattia aggressiva capace di privare la persona di ogni contatto. Sedati per consentire l’inserimento del tubo in gola per respirare senza affaticare i polmoni, sono i pazienti che più di altri rischiano la vita.
Il professor Fabio Guarracino, primario di anestesia e rianimazione, conferma «che la situazione è cambiata e anche rapidamente. In terapia intensiva su dodici pazienti abbiamo cinque intubati. Gli altri vengono trattati con sistemi di ventilazione non invasiva».
La novità è l’incremento dei ricoveri ordinari. «Si tratta di persone arrivate al pronto soccorso con sintomi Covid – prosegue il professore –. Non gravi da terapia intensiva, ma neanche da rimandare a casa. Con l’esperienza dei mesi scorsi abbiamo la possibilità di iniziare subito la terapia. L’età media è scesa intorno ai 50 anni. Adesso vediamo prima la malattia e riusciamo ad evitare che i pazienti di aggravino. A marzo arriva gente sfinita da intubare. Ora hanno febbre, tosse. Le cure hanno effetto. In tanti sono stati dimessi e poi tornati a casa dopo un passaggio negli alberghi sanitari». Il cocktail che ha dimostrato di portare risultati concreti è composto dal farmaco antivirale Remdesivir abbinato a eparina e cortisone. Somministrato nella fase meno acuta funziona. «Sono preoccupato perché i numeri stanno aumentando e non siamo in chiusura totale – conclude il prof Guarracino –. Il virus circola, la gente si muove. Dobbiamo stare molto attenti. Non è detto che il vaccino arrivi a breve. Anzi. E poi le dosi andranno alle fasce della popolazione più fragili, al personale sanitario. Ci vorrà del tempo prima che la popolazione sia vaccinata». Malumori tra il personale sono stati manifestati per la richiesta di attrezzare il reparto in fretta e furia per i pazienti ordinari. «Potevano avvertire medici e infermieri in tempo invece di convocarli la mattina per il pomeriggio» dicono. —
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