Gioco
Morto durante la Tac, i familiari non si arrendono
Nuova opposizione alla seconda richiesta di archiviazione della Procura nei confronti di una radiologa dell’Aoup
pisa
Per la seconda volta la Procura ha chiesto l’archiviazione e di nuovo i familiari della vittima si sono opposti ritenendo necessari nuovi accertamenti o, in alternativa, l’imputazione coatta della radiologa indagata per omicidio colposo.
Il caso del pensionato morto durante la Tac con liquido di contrasto è tornato in Tribunale. Il gip Donato D’Auria si è riservato sull’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal pm Miriam Pamela Romano. Nei prossimi giorni depositerà la decisione sul dramma che si consumò il pomeriggio del 3 ottobre 2017 al Santa Chiara. Michele Felline, 69 anni, di Arena Metato, ex dipendente Telecom, ebbe un malore durante la Tac con liquido di contrasto e nel giro di qualche minuto il suo cuore si fermò.
Nel 2016 aveva subìto l’asportazione di un rene. Quella Tac, altre ne aveva fatte con la sostanza di contrasto, doveva essere un controllo di routine. Un esame con un tasso di rischio presente, ma raro: in letteratura scientifica l’indice di mortalità è di un decesso su 55mila casi. L’unica indagata per omicidio colposo è una radiologa, 41 anni, pisana, che si è affidata all’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.
L’esposto dei familiari venne presentato per fare luce sulle cause che avevano portato al malore e poi alla morte. Per l’ospedale il paziente non venne mai lasciato solo, soprattutto in occasione della reazione avversa del liquido di contrasto e gli furono praticate iniezioni per tenerlo in vita. Le perplessità dei familiari riguardavano una presunta assenza di controlli dopo il malore con una rianimazione che non sarebbe stata così immediata, né completa rispetto a quanto riferito dalla fonte ospedaliera.
Fu una morte così repentina da lasciare senza parole gli stessi medici che, prima ancora della decisione dei familiari di presentare un esposto, avevano chiesto un riscontro diagnostico sul cadavere proprio per capire cosa era successo nel corpo del pensionato.
Dopo un primo no all’archiviazione è seguita un’attività di indagine suppletiva che per la Procura non ha portato a individuare responsabilità nei confronti della radiologa. Non sono dello stesso avviso la convivente e i familiari di Felline assistiti dagli avvocati Chiara Miele, Nolita Vigliotti ed Edoardo Castagnola. —
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